Emotional Breakdown


Late Night Conversations by matteo
luglio 18, 2008, 1:36 am
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Visto che qui c’é gente che addirittura fa i saluti neanche fossimo in televisione…io vi propongo i miei ultimi ascolti e consigli per gli acquisti.

Questa sera sono uscito di casa con tre dischi:

Chutes Too Narrow dei The Shins; ottimo per iniziare il viaggio e per accompagnare il tramonto con un’indie pop amabile, curato ed intelligente.

http://www.megaupload.com/?d=VXYZERCD

The Best of Joy Division, dei Joy Division; secondo me un ottimo punto di partenza per chi non conosce la band, o per chi volesse sentirsi le ottime peel sessions ed un’intervista a Ian Curtis – scende la notte al suono di Digital Disorder, Shadowplay, Transmission Atmosphere oltre alle più blasonate She’s Lost Control, e Love Will Tear Us Apart.

http://rapidshare.com/files/102871570/yoj.part1.rar
http://rapidshare.com/files/102872216/yoj.part2.rar

Makers di Rocky Votolato; un disco che quando uscì non apprezzai da subito, probabilmente se non siete già dei suoi fan vi servirà qualche ascolto – ma é senza dubbio uno dei più bei dischi cantautoriali degli ultimi anni. Perfetto per il viaggio di ritorno notturno, con i suoi pezzi maturi ma allo stesso tempo sempre molto romantici.

http://rapidshare.com/files/43854007/RVM06MU.Lemon

Enjoy! (se avete altri dischi da mettere su in viaggi notturni consigliate pure)

Matteo



Jacob And I – Shadout Mapes Ep by davidebd
febbraio 25, 2008, 12:26 pm
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Provate a nominare 3 gruppi un cui ci siano due bassisti e non vi sia traccia di voce.
Una volta trovati i primi due fermatevi, schiacciate play e aggiungete i Jacob And I al terzo posto, i quali, appunto, sfidano le leggi “pop” della formazione tipo con l’atipico trio strumentale privo di chitarra/e.

Trattasi di Indie Rock (con maiuscole d’obbligo, perché è quell’indie rock), Emo di fine ’90 e una trama matematica ad orchestrare il contenuto di Shadout Mapes Ep, prima uscita del trio di Charleston, South Carolina.

Prima che lo si chieda, il termine sperimentale inserito nelle tag è indispensabile. Ma sarebbe bello sapere come i posteri potrebbero catalogare il qui proposto talentuoso mix di atmosfere ala Goodspeed You Black Emperor, ritmi obbligatoriamente dispari, controtempi legati alle linee melodiche dei due bassi, con (forse esagerando) un po’di Kinsella nel gusto ed un limite che non supera i 3 minuti di lunghezza per canzone.

I tre, di cui uno si chiama Jacob, alternano momenti più incalzanti a raffinatissimi stop and go e classici passaggi più tranquilli, senza la minima difficoltà nell’unire omogeneamente ogni fattore rendendo un lavoro magari pronto ad una sola valutazione tecnica qualcosa oltre al godibile, senza il minimo peso dell’assenza di strumenti “più usuali”.

Tecnica che si pone oltre al bianco e nero, che attinge a poche risorse ma che crea un bell’effetto di movimento, questa è l’idea che mi hanno dato le 4 canzoni dell’ep.

Come se fosse una passeggiata che aumenta di ritmo fino alla breve corsa finale e allo stop per respirare profondamente.
E se siete stufi di drone, Battles, matematica sì ma un po’ così così, vocoder, tecnica fredda e troppi effetti approfondite che è meglio.

Myspace : http://www.myspace.com/jacobandi

Per scaricare l’ep: http://www.virb.com/jacobandi

 Ghibo



Thisfamiliarsmile – What Kind Of Monster I Am? by nicoebd
febbraio 11, 2008, 10:13 am
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Li ho scoperti quasi per caso questi giovani scozzesi e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso. Non si vergognano di mostrare le proprie influenze musicali, At The Drive-In in primis, però dimostrano di avere una buona tecnica senza strafare in virtuosismi eccessivi e anche un buon gusto per le melodie che fanno di questo loro EP un lavoro onesto, semplice ma efficace.
In questi 5 pezzi i Thisfamiliarsmile cercano di scoprire in parte le proprie carte, mostrando quali solo le proprie capacità senza però sfruttarle ancora pienamente: c’è spazio per momenti più melodici come in “Rutherford Split The Atom”, altri dove si schiaccia di più il piede sull’acceleratore senza però esagerare, con un alternative-rock che più si avvicina all’indie che all’hardcore.
Ci sono anche i 6 minuti di “For Me Paris Was Always A Spectator Sport”, la canzone forse più sperimentale e coraggiosa di questo minidisco, nonchè la migliore a mio avviso in cui anche il cantante David sembra dare il meglio di se.
Certe reminescenze di Glassjaw e 36Crazyfists vengono decisamente a galla nei versi e nell’uso della voce, sofferta e malinconica nei momenti più pacati ma versatile quanto basta a donare particolarità ad ogni pezzo, anche se non si può certo parlare di plagio o imitazione avendo sentito ben di peggio di questi tempi ( non so se avete presente i Secret Lives Of The Freemasons).
“What Kind Of Monster Am I?” è dunque questo, può piacere e non piacere ma in ogni caso un ascolto a mio avviso se lo merita tutto.

www.myspace.com/thisfamiliarsmile

Nicolò



Grammatics by nicoebd
gennaio 31, 2008, 2:17 pm
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I Grammatics sul loro myspace si divertono a definire la propria musica con la frase “Melodramatic Popular Songs” oppure “Complicated pop music for a complicated world”, ed è dunque chiaro che il comun denominatore tra le due definizioni sta appunto nella parola “Pop”. Certo questo è un termine che di questi tempi farà ribrezzo a molti, alcuni addirittura potrebbero smettere di leggere queste breve recensione ma credetemi che almeno in questo caso non c’è nulla di cui temere, musicalmente parlando si intende.
Già perchè le canzoni del quartetto di Leeds (nato tra l’altro dalle ceneri dei Colour Of Fire, band emergente inglese autrice di un album d’esordio “Pearl Necklace” che aveva impressionato critica e pubblico a suo tempo) sono di piacevole ascolto, senza però scadere nel banale e lasciando trasparire la voglia della band di non rimanere ancorata a strutture ben precise preferendo invece spaziare tra diversi generi.
La vena sperimentale si può tradurre nella ricerca di un suono particolare, dove l’aggiunta di tastiere e violoncello contribuiscono a rendere l’atmosfera delle composizioni più intima ed intesa, contribuendo anche ad aggiundere maggiore delicatezza alle melodie.
Se proprio dovessi fare un paragone potrei citare i Cursive, forse il gruppo che più si avvicina alla musica dei Grammatics per quella loro schizofrenia creativa, ma c’è anche spazio per influenze più indie, più rock come potrebbero essere i primi Blur.
Purtroppo c’è ancora poco materiale a disposizione, avendo pubblicato un solo EP di 4 pezzi “Verity & Reverie” ed un singolo uscito a fine anno, per cui non voglio sbilanciarmi restando in attesa della loro prima prova sulla lunga distanza.
Nel frattempo mi ascolto “Broken Wing” e “Shadow Committee” e rimango fiducioso per il futuro.

http://www.myspace.com/grammatics

Nicolò



Tragedy Of A Better Tomorrow – Laughing In Hiroshima by davidebd
gennaio 25, 2008, 2:10 pm
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Dalla nebbia alle volte esce qualcosa di buono.
Introduzione scontata che si oppone al contenuto di questo ep della defunta band ferrarese Tragedy Of A Better Tomorrow (per poco rinata sotto un moniker omonimo al titolo del disco), l’unica registrazione che i 4 hanno effettuato in altrettanti anni di esistenza, limitato alle 100 copie stampate dalla Castle In The Fog Records, ferrarese anch’ella.
Il risultato è un buon disco fatto alla vecchia, che ricorda una versione dei Sunny Day Real Estate priva di un Enigk così cupo, un pò Cursive o Portrait dei momenti più tranquilli nel violino di Tragedy Of A Better Day e un pò Power Of Failing nel tutto.
Insomma un bel disco suonato come se fosse uscito nella seconda metà degli anni ’90 (siamo tutti dei nostalgici qua, prendetene atto se non lo avete già fatto).
E’ bello constatare che in italia ci siano(c’erano) realtà così affini alle band americane, e lo è ancora di più spingere play ed immergersi in Into Life, intro strumentale che ti colpisce ed immerge con il senso di moderatezza che pervade anche nelle restanti canzoni, come se la tranquillità sia puramente ricercata, trattenuta e sfogata in una versione più razionale di essa.
Chitarre pulite, voce altrettanto e ritmiche dritte, insomma, un disco per chi è del genere.
Vorrei tanto dirvi ecco la vostra nuova band preferita, ma magari vi possono benissimo fare schifo.
Io, in tal caso e sempre, sono per la prima opzione.

Per ascoltarli e comprare l’ep: http://www.myspace.com/tragedyofabettertomorrow

Ghibo



House & Parish by matteo
gennaio 24, 2008, 11:38 pm
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Apprendere che si era formato un gruppo con membri di The Promise Ring (il chitarrista, Jason Gnewikow), Texas Is The Reason (il bassista Scott Winegard), The Gloria Record (batterista Brian Malone) e The Love Scene (il cantante, John Herguth) é stato un brutto colpo per il mio cuore: c’é quasi voluta una bella secchiata d’acqua per assicurarmi che non stessi sognando. In primis ovviamente perché ho amato (e continuo a farlo) quei gruppi alla follia, quell’amore quasi morboso che si prova verso pochissimi gruppi, ma anche perche’ aspettavo da tempo che qualcuno con tale esperienza provasse a portare qualcosa di nuovo in una scena così stagnante. Riuscire a vivere con delle aspettative cosi’ alte non e’ per niente un’impresa facile, visto che i paragoni con tutti quei gruppi nei quali hanno suonato i ragazzi (ormai per modo di dire) in passato hanno saranno un peso enorme per tutta a loro carriera. E’ un enorme soddisfazione ascoltare i primi frutti del loro lavoro, Pristine Fields, Standardesque, A Curse, Summer Program e poter tirare un sospiro di sollievo. Musicalmente parlano si possono sentire delle reminiscenze emo rock di meta’ anni ’90, grazie ad alcuni arpeggi e strutture musicali care al genere. Ovviamente aspettarsi che questi trent’enni di Brooklyn tornassero a suonare solamente emo sarebbe stato troppo; ma si sente subito che in questa nuova veste indie rock si sentono a loro agio, riuscendo a ricreare atmosfere limpide ed armoniose pronte ad incantare l’ascoltatore. Sul web qualcuno li definisce post-emo: termine che non sentivo da tempo, ma che probabilmente in parte racchiude lo spirito e l’attitudine con il quale gli House&Parish cercano di comporre i loro pezzi. L’unica cosa su cui sinceramente non mi trovo molto convinto e’ il nome che hanno scelto, ovvero Casa&Parrocchia. Passare da gioeilli come Texas Is The Reason ad una cosa simile a mio avviso é un deludente, ma forse basterà non pensare alla traduzione in italiano ed illudersi con il fascino (?) degli idiomi inglesi. Guidicare un gruppo da così pochi pezzi non é sempre cosa buona e giusta, quindi aspetteremo con ansia il loro disco di debutto – anche se al momento nel loro profilo MySpace sotto etichetta compare “unsigned”. Quello che bisogna ricordare però é che la cosa piu’ importante e’ sentire la qualità, e questo nuovo super-gruppo sotto questo nuovo punto di vista si sta già prenotando un posto speciale nella scena.

http://www.myspace.com/houseandparish

Matteo



Settlefish – Oh Dear! by matteo
gennaio 24, 2008, 8:00 pm
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Ne e’ passato di tempo da quando vidi per la prima volta i Settlefish di supporto ai The Appleseed Cast, impegnati a suonare i brillanti pezzi di Dance a While, Upset, in quelli che probabilmente erano gli ultimi anni di gloria della Deep Elm. Non ci volle molto tempo prima che il mondo si accorgesse di una delle poche realta’ indie rock italiane, ed infatti il loro primo full-lenght, The Plural of The Choir – ricevette pieni voti quasi all’unanimita’ ovunque. Ci ritroviamo ora, dopo aver lasciato un anno abbastanza deludente per la scena nostrana, in questo 2008 pieno di speranze e desideri che come sempre dovranno esaudire i soliti due/tre gruppi su cui contiamo da anni. Ovviamente uno di questi e’ il gruppo in questione, che fortunatamente sembra non riuscire a fare passi falsi nella propria carriera, costruendo un nuovo piccolo gioello intitolato Oh Dear!L’evoluzione musicale dei Settlefish questa volta li porta a caramellare il loro indie rock artistico e matematico con del pop di ottima fattura, mantenendo sempre quella forma spigolosa, quasi acerba che li ha sempre resi cosi’ speciali. Una collezione di bon-bons che si sciolgono in bocca, né troppo dolci ne’ troppo leggeri, quasi dei Mon-Chérie. Death Cab for Cutie meets Cap’n’Jazz? Summer Drops e’ un buon esempio di come tutto cio’ sia possibile, basta aggiungere un pizzico di piano elettrico et les jeuxs sont faits.

Di sicuro i bolognesi non mancano nè di coraggio nè talento per essere riusciti a mettere nello sgabuzzino il loro mantello emo/math rock ed indossare questo nuovo completo così elegante ed affascinante, al quale sono sicuro non ci faranno abituare per troppo tempo, di moda (e di musica) ne capiscono.

Band: http://www.settlefish.com

Compra: Qui

Matteo