Emotional Breakdown


oh my god elephant – st

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New faces: Oh My God Elephant, da San Francisco e Boston, esempio del classico gruppo che pur non facendo nulla di nuovo mi fa jizzare nelle mutande. Chitarre math, voce storta e froci q.b. Gente che s’è mangiata per parecchie mattine pane e Kinsella a colazione, ed è una cosa che i dottori dovrebbero raccomandare a tutti.
Ripeto, nulla di nuovo, non hanno nemmeno i classici nomi bislunghi da band mathy, ma nemmeno il solito gruppo screamo malaysiano che pompa sui blog.
Ora suonano a nome Rainbow Tornado e ovviamente hanno altri gruppi, come da tradizione.

gettalo: http://www.mediafire.com/?nzmnomhjt2z

lurkali: http://www.myspace.com/rainbowtornado



Copparo summer days festival 2009
giugno 15, 2009, 5:17 pm
Filed under: Eventi | Tag: , , , , , ,

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ho una dozzina di rose nella macchina ma non so dove sei
maggio 7, 2009, 11:08 am
Filed under: EBD TV, Nothing Nice To Say | Tag: , , ,

Perchè è un pezzone della madonna e la sto canticchiando da troppi giorni, ergo canticchiatela pure voi.

Davide



my quiet place – five years forward
marzo 4, 2009, 11:15 am
Filed under: Recensioni, Words | Tag: , , , , ,

myquietplace

Quanta sfortuna hanno avuto i My Quiet Place molto probabilmente lo sanno solo loro dato che in gran pochi li hanno considerati e questa penso sarà la 4a o 5a recensione (parlo per reperibilità, oggi a 6 anni di distanza dell’uscita del cd) sul web. Non più attivi dal 2004, ora si sono fusi con i Tragedy Of A Better Tomorrow, di cui abbiamo parlato secoli addietro, nei Tonight, We Dance, i Since By Man della generazione autoscontri.
Five Years Forward è diviso in 4 canzoni lagnose da college, americanissime, fra Jimmy Eat World, Further Seems Forever e le prime cose Tooth And Nail con qualche urletto (favoloso quando Giampaolo urla “Sara” nell’ultima Bright Light Sara), quindi totalmente approvato dai 4 sfigati che scrivono quassù.
La sfortuna ha voluto che non li abbia mai visti dal vivo ma il curriculum cita Minnie’s e Fine Before You Came fra le band a cui hanno aperto, un vero peccato che non abbiano fatto altro nei 3 anni di attività.

“a black sun has covered my sight, I thought you were wine”

per scaricare: http://rapidshare.com/files/205746154/myquietplace_-_5_years_forward__emocore_2004_ferrara_.zip.html

ghibo



the good life – album of the year

Spesso, quando ascolto questo disco, vorrei poter chiedere a Tim Kasher in che periodo dell’anno ha scritto queste 12 canzoni e stringergli la mano, o ancora meglio una bella pacca sulla spalla e dirgli “ti capisco”, un po’ perchè viene naturale sentirsi in debito con lui.

Prima di altre chissà quante band lo faranno e dopo che altre hanno composto pietre miliari della storia della musica, i Good Life scrivono Album Of The Year, concept del 2004 che parla del divorzio del cantante Tim Kasher (voce e chitarra dei cursive) – nonché quarto loro disco – composto da 12 canzoni (partendo da quella di aprile sino a marzo) capaci di uscirsene dalle cuffie ed adagiarsi nella scatola dei ricordi lasciati da quell’essere femminile che ha spezzato il vostro/mio cuore fra foto, regali, bigliettini degni dell’incarto di un bacio perugina, narrandovi e ci una altrui storia così malleabile e modellabile alla forma di quelle da noi ascoltatori vissute.

Prendete i Modest Mouse, fate scordare a Kasher le chitarre troppo elettriche e fatelo sedere in una camera vuota con un proiettore e la collezione di foto del matrimonio, della luna di miele e delle vacanze, poi fategli prendere un treno per la sala prove: durante questo ipotetico tragitto sarebbe potuto nascere Album Of The Year, invece, detto molto facilmente, gli è toccato il divorzio per toccare la maturità artistica (cosa non del tutto vera se si prendono in considerazione i dischi dei Cursive, ma considerando che i Good Life sono nati come progetto solista di Tim, il giuoco regge la candela).

Senza un inutile soffermarsi su ogni particolare, quello che rende gloria a questo disco è proprio il contrapporsi dello schema narrativo alle trame musicali, il semplice contenuto metrico-sintattico proposto come un’analisi ponderata, scritta a 4 mani da Kasher e dal suo senno di poi. Sanzionando istanze e ruoli ben precisi che andranno ad intrecciare vicende, alcune di pura narrazione ed altre di spiegazione, ponendosi a metà fra il racconto di una storia ed una lettera piena di “cose che avrei dovuto dirle ma che per svariati motivi non ho mai fatto”, la voce dei Cursive ha colto i frutti della pausa che la band principale si era posta, avendo la possibilità di creare quella che in maniera molto, e tendo a precisare molto, ignorante si può intendere come una piccola opera indie – non me ne vogliate per questa sintassi degna della peggiore recensione di rockit e non me ne voglia nemmeno rockit per questa sussurrata presa per il culo di pubblico dominio.

Ho usato il termine indie semplicemente perchè c’è mezza Omaha su questo disco, sempre per mettere i puntini sulle i che non ci sono nelle parole Saddle Creek.

scaricare: http://www.mediafire.com/?l1o2rqkx1h2

myspace: http://www.myspace.com/thegoodlife

ghiboebd



Volevi portarmi in Australia dai tuoi parenti ma ti sei messa con il tuo migliore amico

Mi erano stati promessi viaggi intercontinentali ma ora che qualcuno mi ha rubato quelle promesse compenso così.

Quebec – Together we have grown, together we shall bloom

Together We Have Grown, Together We Shalll Bloom è una bela botta, che ti si imprime sotto pelle. Un po’ perchè potrebbe ricordare quel suono ala La Quiete o Portraits Of Past, un po’ per colpa di quel sax che non ti aspetti proprio, ed invece c’è e non riesci a storcere il naso, perchè ci sta bene fra tutti gli slide di chitarra e quel caos che sembra non esplodere mai.
Tanta rabbia ben ripartita fra le canzoni, come un colpo basso già incassato ma che continua a pungere.

http://www.mediafire.com/?dosspkv7qir

James Dean – ST Cd-R

James Dean non ebbe di certo una vita lunga, tantomeno i 4 dell’omonima band hanno tenuto a lungo in vita il progetto, durato meno di un anno, nel cui arco di tempo hanno scritto e registrato 5 pezzi all’incrocio fra il mathrock scomposto e pulito ed un attitudine casinara lasciata in cantina.
A volte le chitarre sono fin troppo pulite e viene a mancare la patina violenta che sembra proprio essere l’ingrediente assente.
Di sicuro hanno già formato altre mille band pseudo parallele, speriamo facciano di meglio.

http://rapidshare.com/files/83631664/James_Dean_CDR__2007_.rar

A German Spectacle – ST Cd-R

I Saetia hanno lasciato tanto ai posteri, è facile ammetterlo quanto lo è meno suonare screamo nel 2008 e non essere una delle migliaia di band clone al mondo.
Con questo non voglio dire che gli A German Spectacle sono la nuova bandiera dell’emoviolence mondiale, ma di sicuro nella terra dei canguri si riservano un posto di rilievo assieme ai Quebec.
In quattro canzoni si giocano diverse carte per rientrare nel calderone: chitarre caotiche, blast beats, passaggi strumentali, voce canonica e melodia che appare fra una mazzata e l’altra.
Essendo stranamente ancora attivi aspettiamo una prossima uscita per giudicare meglio le qualità.

http://www.myspace.com/agermanspectacle qui potete trovare le canzoni del demo scaricabili dal player di myspace

ghibo



Last Days Of August – ST

Probabilmente se cercherete su google Last Days Of August troverete la non più funzionante pagina ufficiale di questi 5 ragazzi americani ed un cantautore omonimo che fa cose completamente diverse.

Ed invece qui si parla, appunto, di questa band di New York, morta nel 2000 dopo soli 3 anni assieme, che suona simile ai Miles Apart/ultimi Eversor, Get Well Soon e Filmmaker, quindi un emo punk melodico, maturato all’ascolto di Jawbreaker e compagnia bella, con voce potente e spudoratamente malinconico.

Ed è su questo punto che vorrei soffermarmi.

L’ omonimo disco (ed unica registrazione della band) rappresenta perfettamente quel periodo di 6-8 giorni a fine agosto in cui sale quel senso di amarezza e malinconia che fatica ad andarsene; adattissimo per un viaggio di ritorno, magari dal mare, con tanto di finestrino abbassato e coda dell’occhio che mira al sedile del passeggero vuoto, quando fino a qualche giorno prima sedeva un’esponente del sesso opposto ecc ecc.
Le canzoni sono messaggi ben rinchiusi nella forma canzone “ho passato l’estate con te ma ora te ne vai e io rimango qua”, uniti ad arpeggi distorti, batteria pulita e melodie affilate, che fra un “it’s over now” ed un “I miss your hands in mine” si fanno spazio nella mente per renderti l’autunno difficile.

Ci siamo passati tutti, probabilmente. Il sottoscritto di sicuro.

Insomma, il calendario non sbaglia e tantomeno questo disco.
Tenetelo in canna per spararlo in coda sull’autostrada al ritorno dalle vacanze.

http://www.myspace.com/lastdaysofaugust (da cui potete scaricare l’album ed un inedito)

Ghibo