Emotional Breakdown


Cold Cave – Love Comes Close by matteo
agosto 19, 2009, 7:41 am
Filed under: Words

Si, é probabilmente (?) la prima volta che parliamo anche di dischi come questo, dopo il mariachi. Però ormai é diventata la moda del momento, e noi non ci sottraiamo a seguire questa scia che ci porterà verso il successo planetario (la Universal ci vuole comprare) e i conti in banca di cifre stellari.

Shit-gaze, Dark-pop, Synth-pop, New-Wave. Tutte queste buffe definizioni potrebbero essere adatte al primo full-length dei Cold Cave, ultima creatura di Wes Eisold (ex-American Nightmare, Some Girls, XO Skeletons) ed anche quella che più si distacca dalle precedenti. A partire dal cantato, ovviamente, che cancella dal dizionario “urlare” e scrive al suo posto “scimmiottare i Depeche Mode” o ancora meglio, tutte quelle cose so 70’s che ora stanno tornando nel minestrone musicale del giorno come maggiori influenze (sia nel pop che nel punk a dire il vero). Rispetto ai dischi passati (ep, 7″) l’obiettivo di dare un suono omogeneo ed essere identificato veramente come album di debutto (a differenza della collection Cremations, che non ho apprezzato tantissimo) é ben raggiunto: dall’inizio alla fine c’é un filo conduttore che ne rende l’ascolto molto piacevole e incita ad eventuali bis.

Quello che troverete é abbastanza semplice, ed é il caso di “o lo ami o lo odi”:  dark pop elettronico condito da synth stagionati e soprattutto molte melodie che difficilmente una volta entrate nella vostra testa ne usciranno (come per esempio la stessa title track). I testi come sempre non deludono le aspettative e meritano un 10+, anche se ovviamente il nostro caro Wes si é dedicato a cose meno heartbreaking ma altrettanto introspettive e romantiche.

Tenendo un pò di mentalità aperta, secondo me é difficile che non piaccia. Possibile, ma non date per scontato che non siete clienti abituali di certe sonorità: se una cosa é fatta bene, é fatta bene.

Sentire:

http://www.myspace.com/coldcave

Tenere:

http://www.mediafire.com/?2mxzzjajwyd

Matteo



El Bronx – Mariachi El Bronx by matteo
luglio 31, 2009, 9:54 am
Filed under: Words

Vi sareste mai immaginati che su questa “pagine” saremmo finiti a   parlare di musica messicana? Io no.  Il disco in questione é il debutto dei El Bronx, ovvero nient’altro che i The Bronx (uno dei miei gruppi preferiti in assoluto) travestiti da Mariachi .

Quando lessi per la prima volta di questa notizia rimasi leggermente sconvolto: un gruppo punk hardcore rocknroll, che finisce a comporre pezzi melodici con tanto di trombette, chitarra spagnola, guitarròn e via dicendo. Spiazzante, ma positivamente, il primo pezzo registrato dal vivo…e da lì un attesa interminabile, fino a questi giorni, all’uscita ufficiale (o ufficiosa, si troverà nei negozi dal 1 Settembre) di questa perla.

Probabilmente, anzi, sicuramente molti di voi storceranno il naso e saranno capaci di accusarmi dell’essere troppo fazioso quando si tratta di gruppi a me cari. C’è un pizzico di verità in tutto ciò – ma effetivamente non riesco a godere come un cavallo goloso durante queste canzoncine così coinvolgenti, melodiche e solari. D’altronde siamo in piena stagione estiva, e vi assicuro che andare al lavoro con questa roba nelle cuffie rende tutto un pò più divertente. Certo, da una parte mi fa morire dentro per non essere in spiaggia a mangiare chimichangas e burritos, ma non si può avere tutto dalla vita.

Il livello qualitativo dei pezzi é infinitamente alto, non é un debutto fatto così, alla leggera. Da quanto ho letto hanno addirittura tirato fuori di prigione un famoso Mariachi per suonare con loro ed assisterli nella produzione. Insomma parliamo dei The Bronx cazzo, uno di quei gruppi che non ha sbagliato una dannata virgola nella propria carriera (almeno fino ad ora). Dunque prima che finisco a dilungarmi in altre non-informazioni sul disco in sè vi prego di dargli una chance, e se non apprezzerete, bè,  siete tristi. In tutti i sensi.

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Escuchar

Adios,

Matteo



London >>> Twitter by mattiaebd
luglio 3, 2009, 12:05 pm
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Ho scoperto parlando con Adriano che sono troppo vecchio, rincoglionito e prolisso per scrivere qualcosa di sensato su Twitter. Sì, magari va bene per metterci un link, un commentino, qualche gag tra vecchi amici ma non si parla di musica in 160 caratteri. Allora ho aperto un file word, l’ho nominato “boh” e ho iniziato a scrivere. Non so di che, ma devo arrivare a 1600 caratteri, in un modo o nell’altro. Posso farcela, considerando che ho qui con me Adriano come consigliere speciale.
Adesso seriamente, parliamo di musica o almeno di cose che abbiano vagamente a che fare con la musica. Lo scorso weekend metà ebd – aka io e Matteo – è stata a Londra, fondamentalmente per vedere i Brand New e per fare sfrenato shopping musicale.
Il concerto è in una specie di teatro – ci sono i posti in piedi e quelli in platea, seduti. Noi abbiamo due posti seduti. E’ imbarazzante da dire, ma possiamo fornire scuse valide – però sono lunghe da spiegare, magari chiedete a Matteo. Insomma, l’inizio non è dei migliori e per di più ci perdiamo anche i Moneen. Poi inizia a suonare Kevin Devine ed è qualcosa di terrificante. A me Kevin è sempre stato simpatico, nel live di due anni fa aveva aveva pure fatto la cover di My Name Is Jonas che è sempre una bella cosa ma soprattutto tanti tanti anni fa suonava in quel fantastico gruppetto emo-pop-punk, i Miracle of ’86, e aveva pure scritto una canzone spaziale – mi pare si chiamasse Surpise Me o qualcosa del genere – in cui tentava un acuto oltre le proprie possibilità e steccava clamorosamente e io ho sempre pensato che in quei due secondi stesse tutta l’essenza dell’emo. Ma appunto questo era tanti tanti anni fa, adesso Kevin Devin è un abile leccaculo che a forza di lubrificare l’ano di Jesse ha trovato il suo posticino, peccato faccia oggettivamente musica di merda, quaranta minuti di mid-tempo che non è triste, ne malinconica, ne depressa, ne romantica. Quaranta minuti di niente in cui ci siamo ingegnati su come scendere di sotto, davanti al palco. Dopo aver ricevuto almeno una quarantina di sguardi assassini dalla security non appena ci avviciniamo alla balaustra, decidiamo di aspettare per poi buttarci di sotto durante 70×7 e ci andiamo a fare una birra. Torniamo e quattro stronzi ci hanno preso i posti, ognuna delle due ragazze pesa più di me e Matteo messi insieme, decidiamo di lasciar perdere: ci sediamo sulle scale, non faccio nemmeno in tempo a finire la birra e arriva l’omino della security incazzato nero. Non possiamo stare là, ci porta giù. Life si wonderful.
Da qui in poi solo tante belle cose: bel concerto, belle canzoni, bell’atmosfera. Prima tre o quattro pezzi di Deja Entendu, poi tanti pezzi dell’ultimo disco, bis con tanto di 70×7 e via di lacrime. Nel mezzo un paio di pezzi nuovi, uno tendente al capolavoro. Forse è mancato il colpo di genio – come fecero con Welcome to Bankgok in chiusura al Give It A Name – però gran show, niente da dire. Poi se Jesse si togliesse il cappello da puffo una volta nella vita sarebbe ancora meglio.

Momenti da ricordare e persone da ringraziare:

– my brò
– il mistery bag da mezzo pound in cui ho trovato gli Steps
– la bionda due file davanti a noi, mezza nuda. E Matteo che si è accorto della sua presenza solo a fine concerto.
– Joe, il suo big party e la sua vodka. E le big girls al party di Joe.
– uscire sotto il diluvio londinese per far vedere chi ce l’ha più lungo e dopo cinque minuti rendersi conto che sta DAVVERO diluviando e tornare indietro.
– le orientali che piangono quando fanno sesso
– il russo che conferma che le orientali piangono quando fanno sesso
– Size? Yes
– l’italiano davanti a me alla cassa di Starbucks, 4.30 del mattino, aeroporto di Stansted. No, non puoi pagare con la Postepay e no, i due pounds e mezzo che hai tirato fuori ravanando in tasca non bastano per pagare tutta quella roba: levati dal cazzo e grazie per avermi ricordato il paese di merda in cui sto tornando.

Mattia



ebd and twitter down the street by the schoolyard by matteo
giugno 26, 2009, 8:59 am
Filed under: Words

Siamo su twitter. D’ora in poi verranno postati i nostri updates automaticamente sul blog. Quindi leggerete se andremo al cesso etc etc.
Faremo mini recensioni, con i soliti upload, più notizie, più cazzate ed infine un podcast mensile dove ci sentirete parlare più a lungo dei dischi trattati, delle nostre fregnaccie etc.

Poi non dite che siamo sempre avanti. Ebd 5.0, la prima webzine su twitter.
http//twitter.com/ebdwebzine



Copparo summer days festival 2009 by davidebd
giugno 15, 2009, 5:17 pm
Filed under: Eventi | Tag: , , , , , ,

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Fine Before You Came @ Roma by matteo
giugno 9, 2009, 2:56 pm
Filed under: Eventi

Kill Rock Whores Presents:

FINE BEFORE YOU CAME

+

NE TRAVAILLEZ JAMAIS

+

SOUL OF THE CAVE

+

HEY!

@ MADS, VIA DEI SABELLI 2, ROMA – INGRESSO 6 EURO

PER INFO: MATTEO@EMOTIONALBREAKDOWN.COM – 3386811268



We Looked Like Giants – Demo by matteo
giugno 4, 2009, 8:37 pm
Filed under: Recensioni

Oh, non si parlava di demo o gruppi emergenti su ste pagine da millenni! Sempre con sti nomi grossi, NOFX, Coldplay…

Visto che sto diventando sempre più vecchio e rincoglionito non mi dilungherò troppo in questa pseudo-recensione. Ma questo l’avevate anche già notato. La cosa molto positiva in questo particolare caso é che, diversamente da altri demo (e ne ho sentiti un bel pò in questi luuunghi anni) ho impiegato molto più tempo del solito per definire il genere e per pensare ai soliti gruppi da accostare e dire “certo-che-copiano-gli-xxx”. Diciamo che si notano le diverse provenienze musicali dei We Looked Like Giants, partendo dal pop-punk e finendo ad un post-hardcore tinto di vaghe sfumature grunge. Vabbè l’ho detto, e ora tutti si soffermeranno sull’ex-genere-di-moda degli anni ’90, dal quale tutti (o quasi) sanno, che é partita la mia vita da appassionato di musica. Sticazzi. Così a caldo mi verrebbe da dire due nomi; Rival Schools e Texas Is The Reason – ma attenzione, non é un paragone bensì un vago discorso mentale-musicale che mi riporta a certe sonorità di questi quattro pezzi.

La produzione del disco é molto buona, e tecnicamente credo che con il dovuto spazio per molti miglioramenti, i WLLG hanno qualche buona carta da giocarsi nel futuro. Per ora si sente ancora un pò di acerbità negli arrangiamenti, ma é di certo molto più apprezzabile un risultato come questo che qualcosa che fosse una copia sputata dei soliti quattro nomi. C’è da lavorare un pò anche nel reparto voce, che a tratti presenta ancora qualche incertezza e mancanza di “aggressività” nell’imporsi come dovrebbe sui pezzi. Detto ciò va riconosciuto che alcuni stacchi melodici sono veramente ben costruiti e piacevoli – vedere la seconda metà di Sleeping Loft  – che ricorda un pò quello stile emo-rock-trasandato e arpeggioso caro alla zona del New Jersey. Buona anche la scelta di Silhouette Evanouissante che parte acustica (stavo per bocciarla subito, odio i demo che hanno sempre quel pezzo acustico piazzato là, apposta) e continua con un bel crescendo molto orecchiabile che non scade in banale.  Il post-hardcore trasuda un pò da Golden Square, il pezzo più tirato e roccioso dei quattro – ottime idee nel pezzo, compreso il ritornello – manca ancora però quel step successivo che raggiunge, a mio avviso, soltanto l’ultimo pezzo. Tomorrow In The Battle infatti mette un pò insieme tutte le caratteristiche dei WLLG, facendo lavorare bene insieme le melodie, la voce e quegli arrangiamenti/batteria un pò spigolos* che affascinano tanto questi ragazzi.

Come al solito dico che parlo poco e parlo tanto..vabbè ragazzi, dico solo Get Up Kids a Bologna il 30 Agosto.

Ciao dal vostro VJ preferito.

Sentire:

http://www.myspace.com/welookedlikegiantsmusic

Ascoltare:

http://www.megaupload.com/?d=7CEQRZTQ

Matteo