Filed under: Recensioni | Tag: black flag, black sabbath, flag sabbath, git some, Hardcore, planes mistaken for stars, Punk, stoner

Il primo che mi critica i Git Some prende le mazzate. Mi sono reso conto solo ora che non abbiamo mai menzionato su queste pagine uno dei gruppi più interessanti nati nel 2008 – e sul quale scommetterei dei bei dollaroni per il futuro. Perchè direte voi? Il motivo é semplice. Stiamo arrivando alla fine di un ciclo musicale rimasto in mano a gruppi che risputano le stesse cose aggiungendo qualcosa qua e là, ma senza mai finire con un prodotto che veramente può essere considerato inconfodibile, o proprio. E’ chiaro che se io avessi un gruppo farei la stessa identica cosa mille volte peggio, ed invece di concentrarmi nel suonare bene ai concerti cercherei di fare le mossette con il microfono – oltre al fatto che se ogni due minuti uscisse un gruppo con un nuovo genere sarebbe una porcata. Dunque tiriamo un sospiro di sollievo in questo momento che possiamo assistere, non proprio alla nascita, ma alla crescita dell’hardcore tinto di stoner e rock’n'roll di matrice ’70-’80. Chiamatelo stonercore, rock’n'core, stonerpunk, oppure non chiamatelo per niente che forse é meglio, ma mettete in cuffia Cosmic Rock e saprete di cosa sto parlando.
Una delle migliori descrizioni che abbia mai letto riguardo ad un gruppo: (da 1-2-3-4 Go Records)
Mettete in una scatola:
“First 4 years” dei Black Flag
I primi due dischi dei Jesus Lizard
Un paio di dischi dei Hawkind
Un disco dei Drive-Like-Jehu
Qualche canzone dei Rolling Stones
Qualche scatola di cereali
Una bustina di fumo
Una bottiglia di whisky
Un 7 di Jimi Hendrix
Una copia di Lucifer Rising
Una copia di The Holy Mountain
Ed ecco un disco di cui sentiremo parlare molto spesso. Non ora però, sono troppo avanti.
Myspace:
http://www.myspace.com/fuckengitsome
Theirspace:
http://rapidshare.com/files/132067108/git_some_-_cosmic_rock.zip.html
Matteo
Filed under: Recensioni | Tag: garage, iggy pop, Punk, rock'n'roll, the hunches, velvet underground

Ahh che cazzo di disco che é Exit Dreams. “Refreshing!” direbbero gli inglesi, perché non esiste miglior termine adatto a descrivere questi dodici pezzi di garage-rock’n'roll-post-punk che per quaranta minuti riesce a far sedere allo stesso tavolo il fantasma dei Velvet Underground, il six pack di Iggy Pop e lo charme di quelle high-class whores che sono gli Icarus Line ( Mono e Penance Soiré s’intende). La poliedricità dei The Hunches é spiazzante; ne sono testimoni Deaf Ambitions e From This Window, ma in generale tutte le loro idee che si trasformano in un viaggio di un’intensità pazzesca.
Quindi miei cari, Exit Dreams, Enter the Hunches.
Do You Believe me?:
http://rapidshare.com/files/182233451/the_hunches_-_exit_dreams.zip
Matteo
Filed under: Recensioni | Tag: gainsville, no idea, off with their heads, Punk, Punk Rock

Lo so che é appena iniziato l’autunno, e nonostante anche io sia un sucker for anything acoustic (cit.) in questi giorni ho deciso di mettere in rotazione questo gioiellino che compare fra le ultime uscite della nostra amata No Idea. Gli Off With Their Heads fanno un classico punk rock melodico senza fronzoli nè troppi ghirighori; pensate tranquillamente ad uno stampo à la Bouncing Souls o ancor meglio Dillinger Four: canzoni orecchiabili, potenti e decine di sing-alongs che vi tireranno su la giornata in men che non si dica. Scazzati, costantemente in bilico sulla linea che divide il punk più rude di quello in stile Gainsville a quello con sfumature più pop, From The Bottom fa una cosa e la fa benissimo: farvi tirar giù i vostri finestrini in macchina o sculettare in casa quando fuori piove.
Prendetene ed ascoltatene tutti. Amen
Listen:
http://rs374.rapidshare.com/files/134926124/2008FTB.rar
Ah, andateveli a vedere e supportate:
22.10 Vicenza @ Bar Sartea
24.10 Livorno @ The Cage
Matteo
Filed under: Band del giorno | Tag: Emo, emo/punk, lunedì fa schifo, niu sensation, post-rock, Punk
Qualche consiglio per un inizio di settimana più piacevole:
The Summer We Went West

Chiudete gli occhi e pensate intensamente a questi gruppi: On The Might of Princes, Make Believe, Braid e The Casket Lottery. Ecco, ora avrete un’idea su come sono i The Summer We Went West. Scaricatevi tutta la loro discografia qui:
http://www.thesummerwentwest.com/
Mooncake

Nell’ambito del post-rock é sempre difficile riuscire a dire qualcosa d’interessante, ma questo gruppo russo per me farà strada. Sempre seguendo le orme di Explosions In The Sky, Mogwai e Godspeed You Black Emperor!, ma una chance fossi in voi gliela darei.
http://www.myspace.com/mooncakeband
Native 
Basta dire che finalmente sento qualcosa di nuovo e fresco nel panorama dell’emo/punk? Qualche spruzzata di screamo qua e là e via. End of a Year meets Off Minor.
We Delete, Erase:
http://www.mediafire.com/?t1vevvbocgq
Matteo
Filed under: Words | Tag: garage, human eye, jay reatard, live fast die, Punk, rogherò, tranzmitors
Per una buona volta proviamo letteralmente a cagare fuori dal vaso e ci addentriamo in zone pericolose per dei poveri nerd con facce da bravi ragazzi come noi: punk primitivo, garage, rock’n’roll selvaggio e zozzerie assortite. Bossifondi in cui se provi a girare munito di frangetta e stelline hai vita breve. E difatti è solo una piccola parentesi: da domani torneremo al nostro posto, chiusi in cameretta ad ascoltare gli Evergreen e ai piangerci addosso. Intanto, se vi va, fateci sapere che ne pensate di questa piccola divagazione:

Jay Reatard è uno deil nuovi folletti del garage-punk americano, mattatore della sporcizia rock’n’roll da ormai un decennio. Tra i tanti progetti – quasi una decina le band cui ha preso parte – a consacrarlo sono The Reatards e Lost Sounds, ma ormai è arrivato il momento di dare spazio alla carriera solista con un full lenght maestoso su In The Red due anni fa e ben quattro 7” lo scorso anno. In The Dark sono tre brani messi insieme per Sqooodge Records: la title track è il pezzo forte, un tripudio di ritmi beat tinto di wave da un synth indiavolato. Searching For You è un cazzeggio di pop lo-fi, con uno sgangherato riff di chitarra che soffoca la voce strascicata di Jay; Hunting You un saluto innocente, una filastrocca per bambini ritardati non molto incisiva. Ma la pronta conferma che il nostro è ancora in ottima forma ci arriva dallo split con i conterranei (di Memphis, Tennessee) Boston Chinks in compagnia dei quali ha girato mezzo mondo, Italia compresa. La sua Let It All Go è un singolo micidiale dal ritmo indiavolato, guidato dal solito synth e un ritornello da mandare fuori di testa: praticamente perfetta e uno dei suoi pezzi migliori in assoluto.
I Boston Chinks invece vanno subito al sodo con molta meno grazia: sguaiati ed irruenti, suonano un punk veloce e melodico, sporcato appeno di striscio dal suono garage. Niente per cui strapparsi i capelli ma sono giovani, hanno un bel suono, ottimo compromesso tra incazzatura e voglia di divertirsi: piacevoli.
http://www.mediafire.com/download.php?q4bqulmhxd4
http://www.mediafire.com/download.php?aanixeizzl3

Il singoletto Spiders And Their Kin degli Human Eye è invece semplicemente imperdibile: un occasione per ribadire come l’amore per certa musica porti facilmente a quello stato di beautidine che è insanità mentale. Un guazzabuglio di punk cafone, viscido e scotennato, new wave cupissima e post-industriale, visioni psichedeliche, synth disturbati e disturbanti e una particolare predilizione per l’orrido e lo scabroso: la title track si perde per quattro minuti e mezzo di angosciante ossessione rumorosa, cluadicante, qualcosa di pericoloso, qualcosa che sai ti farà del male ma di cui hai bisogno come l’aria. Desperete hands inizia con bordate elettriche per svolgersi in un’accellerazione schizofrenica senza capo ne coda fino a ritrovarsi in una cantilena psichedelica scandita con enfasi da Timmy Vulgar. Geniali è dir poco.
Se non li conoscete affatto vedete di recuperare alla velocità della luce l’esordio: un’illuminazione psicotica che qualcuno ha osato chiamare art-punk. Art manco per il cazzo, punk come nessuno al giorno d’oggi.
http://www.mediafire.com/download.php?endxsfpykds

Niente di meglio per ritrovare il sorriso – e anche un pò di normalità – che i canadesi Tranzmitors, ovvero power pop, Buzzcocks e Undertones. Basta leggere i titoli dei due brani presenti – Teenage Tragedy e Invisible Girl, buona soprattutto la prima – per capire che aria tira: il loro registro preferito è quello del cazzeggio giovanile nel quale non stentiamo a riconoscerci appieno. Niente di stellare, ma qualcosa che si ascolta sempre volentieri.
http://www.mediafire.com/download.php?40nguiz40nv

Le cose non cambiano molto con lo split tra Live Fast Die e Vcr, anche se in questo caso il suono si fa decisamente più cazzuto: i primi tengono fede al proprio nome, mettono insieme due brani in meno di tre minuti di primordiale punk americano sparato a velocità folle come dei Ramones presi a calci in culo da Henry Rollins, mentre in controluce si intuisce la presenza dei Devo ad ammiccare compiaciuti. I secondi (non confondeteli con gli omonimi su SideOneDummy) invece sono giovani, semi-esordienti e promettono scintille: pop-punk lo-fi con voce scoglionata che convince, specialmente nell’orecchiabilissima Christmas Calculator.
http://www.mediafire.com/download.php?uqlxh3cirmg
Mattia
Filed under: Words | Tag: date italiane, dauntaun festival, hard-core, Off Minor, Punk, Screamo
Red Cars Of Vesta presenta:

OFF MINOR (new york city, ny)
15 maggio @ thermos, ancona
16 maggio @ vicolo stretto, colorno (parma)
17 maggio @ circolo valverde, forlì
18 maggio @ mamamù, napoli
19 maggio – off
20 maggio @ spazio il comitato, roma
21 maggio @ newroz, pisa
22 maggio @ quartiere san lorentino, arezzo
23 maggio @ tba
24 maggio @ dauntaun, milano con Raein, Daitro, The Miles Apart
www.myspace.com/offminor
www.goldenbrownrecordings.com/offminor
www.redcarsgofaster.it
www.sonsofvesta.it
Attivi dal ’99, tornano in Europa dopo quattro anni dall’ultima volta e dopo qualche centinaio di date sparse tra Stati Uniti, Giappone e Australia.
Forti influenze jazz (lo stesso nome del gruppo è un pezzo di Thelonious Monk), che si confondono con melodie spigolose e nervose, momenti di calma apparente come preludio di altri caotici, una tensione latente e mai autoreferenziale: tutti segni particolari che negli anni sono diventati il marchio di fabbrica degli Off Minor e che pochi gruppi sono riusciti a raggiungere. Un hardcore moderno e versatile, che getta le sue radici tra Washington d.c. e Goleta ma che sa rinnovarsi ad ogni disco, e un’intensità dal vivo davvero coinvolgente

Si potrebbe definirlo math-rock, oppure semplicemente post-hardcore per dare una definizione unica al sound dei No Kilter, ma in realtà i termini a nostra disposizione per descriverlo sarebbero molteplici.
Hanno voglia di sperimentare, si lasciano andare in divagazioni psichedeliche, in virtuosismi che sfociano poi in parti più melodiche e dirette, in poche parole il coraggio non manca a questo quartetto di Glasgow.
Le strutture di queste quattro canzoni che vanno a comporre la tracklist di questo secondo EP della band sono infatti sconnesse, senza una linea guida precisa e ben definita, con cambi di tempo che colpiscono e attirano l’attenzione dell’ascoltatore, interpretate con una certa dose di schizofrenia da musicisti giovani ma con già un’ottima tecnica.
Questo “Galore Nation” si dimostra essere una prova coraggiosa, una prova che è frutto sicuramente di influenze che affondano le proprie radici in bands come Fugazi, At The Drive-In o Fall Of Troy per non andare troppo in là nel tempo, tutti gruppi che purtroppo in pochi cercano di emulare al giorno d’oggi.
“Space Riders” può essere vista un pò come la canzone che racchiude l’essenza del suono dei No Kilter, con il suo inizio concitato e coinvolgente ed un finale che invece si perde in divagazioni che hanno un non so che di robotico che sembra trasportare l’ascoltatore nel bel mezzo di un gioco arcade di vecchia data.
La lunghezza forse eccessiva dei pezzi, nonostante non ci sia ripetitività nelle varie parti di ognuno, può essere occasione di annoiamento per qualcuno, ed è forse in questo che la band deve lavorare, cercando magari di donare maggiore continuità alle proprie canzoni, ma per ora il risultato è ottimo e il tempo farà la sua parte.
Per chi fosse interessato: www.myspace.com/nokiltermusic
Nicolò
Filed under: Recensioni | Tag: Elettronica, Guy Debord, hard-core, Punk, Sperimentale

Nonostante il nome possa ingannare non si tratta dell’ennesima band screamo francese, ma di una bella realtà nostrana, e per essere più precisi Napoletana.
I Ne Travaillez Jamais (nome ripreso da un motto di Guy Debord) in questi quattro pezzi offrono un mix di post-core ed elettronica che incuriosisce, affascina e riesce anche a divertire (penso all’irresistibile secondo pezzo). E’ difficile stabilire le coordinate su cui si muove il trio napoletano, potrebbe venirmi in soccorso progetti come Bologna Violenta, ma il paragone potrebbe essere sia calzante quanto fuorviante (negli NTJ la componente punk è molto più presente, e non vi è la presenza di drum machine, anzi va segnalata la eccelsa prova dietro le pelli).
Ammetto di essere un neofita difronte a tali sonorità, la commistione tra elettronica e punk non la si scopre certo oggi, ma è comunque vero che l’originalità e la qualità del prodotto sono innegabile, rimanendo una band più punk di tante band ripetitive e sloganistiche.
Che altro aggiungere? scopriteli.Dal vivo offrono gran divertimento (presto pubblicherò live report)
progetto sperimentale e solista del chitarrista:
http://www.myspace.com/thesmartlemon
fan-zine da seguire:
http://www.myspace.com/arraggia
Adriano
