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No, non parlo dei Pedro The Lion…
http://www.myspace.com/emotionalbreakdownms
Abbiamo rimesso a posto il profilo. Fuckin’ add us!
Archiviato in: Words | Tag: garage, human eye, jay reatard, live fast die, Punk, rogherò, tranzmitors
Per una buona volta proviamo letteralmente a cagare fuori dal vaso e ci addentriamo in zone pericolose per dei poveri nerd con facce da bravi ragazzi come noi: punk primitivo, garage, rock’n’roll selvaggio e zozzerie assortite. Bossifondi in cui se provi a girare munito di frangetta e stelline hai vita breve. E difatti è solo una piccola parentesi: da domani torneremo al nostro posto, chiusi in cameretta ad ascoltare gli Evergreen e ai piangerci addosso. Intanto, se vi va, fateci sapere che ne pensate di questa piccola divagazione:

Jay Reatard è uno deil nuovi folletti del garage-punk americano, mattatore della sporcizia rock’n’roll da ormai un decennio. Tra i tanti progetti – quasi una decina le band cui ha preso parte – a consacrarlo sono The Reatards e Lost Sounds, ma ormai è arrivato il momento di dare spazio alla carriera solista con un full lenght maestoso su In The Red due anni fa e ben quattro 7” lo scorso anno. In The Dark sono tre brani messi insieme per Sqooodge Records: la title track è il pezzo forte, un tripudio di ritmi beat tinto di wave da un synth indiavolato. Searching For You è un cazzeggio di pop lo-fi, con uno sgangherato riff di chitarra che soffoca la voce strascicata di Jay; Hunting You un saluto innocente, una filastrocca per bambini ritardati non molto incisiva. Ma la pronta conferma che il nostro è ancora in ottima forma ci arriva dallo split con i conterranei (di Memphis, Tennessee) Boston Chinks in compagnia dei quali ha girato mezzo mondo, Italia compresa. La sua Let It All Go è un singolo micidiale dal ritmo indiavolato, guidato dal solito synth e un ritornello da mandare fuori di testa: praticamente perfetta e uno dei suoi pezzi migliori in assoluto.
I Boston Chinks invece vanno subito al sodo con molta meno grazia: sguaiati ed irruenti, suonano un punk veloce e melodico, sporcato appeno di striscio dal suono garage. Niente per cui strapparsi i capelli ma sono giovani, hanno un bel suono, ottimo compromesso tra incazzatura e voglia di divertirsi: piacevoli.
http://www.mediafire.com/download.php?q4bqulmhxd4
http://www.mediafire.com/download.php?aanixeizzl3

Il singoletto Spiders And Their Kin degli Human Eye è invece semplicemente imperdibile: un occasione per ribadire come l’amore per certa musica porti facilmente a quello stato di beautidine che è insanità mentale. Un guazzabuglio di punk cafone, viscido e scotennato, new wave cupissima e post-industriale, visioni psichedeliche, synth disturbati e disturbanti e una particolare predilizione per l’orrido e lo scabroso: la title track si perde per quattro minuti e mezzo di angosciante ossessione rumorosa, cluadicante, qualcosa di pericoloso, qualcosa che sai ti farà del male ma di cui hai bisogno come l’aria. Desperete hands inizia con bordate elettriche per svolgersi in un’accellerazione schizofrenica senza capo ne coda fino a ritrovarsi in una cantilena psichedelica scandita con enfasi da Timmy Vulgar. Geniali è dir poco.
Se non li conoscete affatto vedete di recuperare alla velocità della luce l’esordio: un’illuminazione psicotica che qualcuno ha osato chiamare art-punk. Art manco per il cazzo, punk come nessuno al giorno d’oggi.
http://www.mediafire.com/download.php?endxsfpykds

Niente di meglio per ritrovare il sorriso – e anche un pò di normalità – che i canadesi Tranzmitors, ovvero power pop, Buzzcocks e Undertones. Basta leggere i titoli dei due brani presenti – Teenage Tragedy e Invisible Girl, buona soprattutto la prima – per capire che aria tira: il loro registro preferito è quello del cazzeggio giovanile nel quale non stentiamo a riconoscerci appieno. Niente di stellare, ma qualcosa che si ascolta sempre volentieri.
http://www.mediafire.com/download.php?40nguiz40nv

Le cose non cambiano molto con lo split tra Live Fast Die e Vcr, anche se in questo caso il suono si fa decisamente più cazzuto: i primi tengono fede al proprio nome, mettono insieme due brani in meno di tre minuti di primordiale punk americano sparato a velocità folle come dei Ramones presi a calci in culo da Henry Rollins, mentre in controluce si intuisce la presenza dei Devo ad ammiccare compiaciuti. I secondi (non confondeteli con gli omonimi su SideOneDummy) invece sono giovani, semi-esordienti e promettono scintille: pop-punk lo-fi con voce scoglionata che convince, specialmente nell’orecchiabilissima Christmas Calculator.
http://www.mediafire.com/download.php?uqlxh3cirmg
Mattia
Archiviato in: Words | Tag: dananananaykroyd, hana bi, Hipster, il lavoro fa male, il lavoro rende liberi, mae shi, moshi moshi
E’ estate e le riviste musicali fanno i numeri doppi per prendere possesso a quelle 2 settimana-15 giorni di ferie che fanno dimenticare i dischi fake e le risposte ai blogger che mettono i puntini sulle I (noi compresi).
Sebbene il titolo possa suonare come “sto tutto il giorno in spiaggia”, io le ferie le vedo con il binocolo, ma mi avvicino alla tendenza estiva dei magazine con articoli multipli che mettono in mostra la mia creatività (e la voglia di lavorare).
Per cui, ecco l’ennesimo post doppio che parla di band fighe e spudoratamente di nicchia.
Recentemente ho avuto modo di conoscere 2 gruppi in particolare, i Mae Shi e i Dananananaykroyd, che sicuramente collegherò a questa calda ed inutile estate ascoltandoli nei mesi a venire.
Ma bando alle ciance.

I primi sono Kinsella lover, per cui mani bassissime, tastiere casio anni ‘80 a palla e urla da dancefloor marcio come se piovessero.
Dal vivo una bomba: ho avuto modo di vederli ad una festa in spiaggia sulla costa ravennate settimana scorsa e, per quanto scordinati fra loro in qualche episodio (canzoni senza una fine ben definita e attacchi fuori tempo), suonano meno plasticosi di quel poco che sembr su disco, coinvolgendo il pubblico fino a fargli imbracciare basso e chitarra e suonare nel bis.
Gasatissimi loro in primis solo dal fatto che stessero a 10 cm dalla spiaggia, peccato abbiano messo a tacere la loro indole festaiola bevendo birra ai banchetto del merchandise.
http://fileshunt.com/out.php?go=91686987 per scaricare la più recente prova discografica, HHLLYH.

i Dananananaykroyd oltre ad avere uno dei nomi più fighi della storia hanno pure un ottimo gusto nelle loro canzoni post punk, art punk o punk funk, chiamatelo come volete.
L’importante è che togliate un 50% della luce che si potrebbe pensare possano riflettere sentendo solo i primi 2 riff di una loro canzone a caso e non skippare alla canzone successiva.
Per usare termini triti e ritriti: ritmi serrati, melodie con una bella patina scura sulle note, voci con il classico tono disperato (che fa tanto hipster, come dicono quelli dei magazine) ed una vena pop sicuramente dovuta alla Glasgowiana provenienza.
http://www.mediafire.com/?gsjzgqlmywu per sentire Sissy Hits EP
Nella speranza che possiate apprezzare
Ghibo
Archiviato in: Words | Tag: consigli, Emo, indie pop, Mathrock, people watching, spritz
Se prima si è parlato di dischi serali, ora è giunto il tempo dei dischi da mare (dato che il sottoscritto al mare ci abita tutto l’anno).
Allora, di seguito:

Si sale in sella alla bici e parte il primo EP degli A Classic Education, band parallela di due Settlefish, molta melodia, cori, quasi orchestrale, insomma, gli Arcade Fire de noantri.
Da ascoltare fino a quando si scende dalla sella e si chiude la bici, che altrimenti la fregano (è l’esperienza a parlare).
http://www.zshare.net/download/142515810bc27171/

Una volta sdraiati sulla sabbia, la fedele sigaretta si accompagna alla matematicità dei Minus The Bear ed al loro Menos El Oso.
L’elettronica si incastra con le ritmiche di questa band composta da regaz di Botch, Kill Sadie e Sharks Keep Moving, capaci di macinare ritornelli come equazioni in un corso di recupero dei debiti a metà agosto, una volta che ti entrano in testa è finita.
http://www.mediafire.com/?39yois9r0ix

Immagine sgranata a parte, ecco il disco perfetto per il ritorno a casa (ma direi per qualsiasi viaggio di ritorno).
Malinconico e potente, mentre siete in bici è una vera bomba questa degli Sprinzi di Pesaro.
Ascoltabile da: www.sprinzi.net
Dopo avervi raccontato i cazzi miei sottoforma di playlist copio-incollo la frse di congedo di Matteo del post precedente:
Enjoy! (se avete altri dischi da mettere su in viaggi notturni consigliate pure)
Ghibo
Archiviato in: Words | Tag: consigli acquisti, Emo, indie pop, indie rock, playlist
Visto che qui c’é gente che addirittura fa i saluti neanche fossimo in televisione…io vi propongo i miei ultimi ascolti e consigli per gli acquisti.
Questa sera sono uscito di casa con tre dischi:

Chutes Too Narrow dei The Shins; ottimo per iniziare il viaggio e per accompagnare il tramonto con un’indie pop amabile, curato ed intelligente.
http://www.megaupload.com/?d=VXYZERCD
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The Best of Joy Division, dei Joy Division; secondo me un ottimo punto di partenza per chi non conosce la band, o per chi volesse sentirsi le ottime peel sessions ed un’intervista a Ian Curtis - scende la notte al suono di Digital Disorder, Shadowplay, Transmission Atmosphere oltre alle più blasonate She’s Lost Control, e Love Will Tear Us Apart.
http://rapidshare.com/files/102871570/yoj.part1.rar
http://rapidshare.com/files/102872216/yoj.part2.rar

Makers di Rocky Votolato; un disco che quando uscì non apprezzai da subito, probabilmente se non siete già dei suoi fan vi servirà qualche ascolto - ma é senza dubbio uno dei più bei dischi cantautoriali degli ultimi anni. Perfetto per il viaggio di ritorno notturno, con i suoi pezzi maturi ma allo stesso tempo sempre molto romantici.
http://rapidshare.com/files/43854007/RVM06MU.Lemon
Enjoy! (se avete altri dischi da mettere su in viaggi notturni consigliate pure)
Matteo
Archiviato in: Words | Tag: her breath on glass, gruppi che per quattro anni non fanno una sega, bagagli perduti, gente che arriva, gente che se ne va, le fogne di rimini, le edicole spaziali di rimini
Eccoci di nuovo qua, reduci dalla gita ravennate per vedere gi Her Breath On Glass, con l’eccezione di Adriano che, a quanto pare, da oggi in poi scriverà soltanto post entusiasti sul teatro dell’assurdo e sul cinema di Fassbinder.
Il concerto non è stato niente male, sicuramente molto intimo - oserei dire esclusivo. Una cosa da vips, insomma.
Andy - il cantante, cioè l’uomo più depresso del mondo nonchè uno dei più fetenti aliti della scena emo ma anche un bravo figliuolo che dal vivo rende davvero bene - è un amichetto intimo del nostro Matteo e ci ha raccontato un pò di cose, alcune molto interessanti - il fatto che i Circle Takes The Square hanno registrato un solo pezzo in quattro anni e che non faranno mai un nuovo disco, ad esempio - altre un pò meno - il fatto che Alitalia gli ha perso il bagaglio, per fare un altro esempio. Tutto molto molto triste comunque.
Per tirarci su il morale si è resa necessaria un prolungamento della gita nella costa romagnola, soluzione alquanto efficace.
Per quanto mi riguarda per qualche tempo non mi sentirete e se qualcuno si spacciasse per me è ovviamente un impostore che riceverà immediatamente una diffida dal mio agente per aver usato impropriamente il nome della mia persona. Siete avvisati.
Comunque niente paura, i miei prodi compari sapranno allietare i momenti più bui della vostra esistenza.
A presto
Mattia
Archiviato in: Words | Tag: post-hardcore, noise, Screamo, Emo, post-rock, envy, jesu, giappone, split

E ora anche gli Envy sono diventati sto gruppo che fa di moda dire siano fighi, ‘nevvero? Proprio quando hanno iniziato ad abbandonare la strada dello screamo per accostarsi a qualcosa più facilmente definibile come post-rock o post-hardcore. L’anima del gruppo giapponese rimane tale e quale a quella che li ha visti nascere con quei titoli ormai dimenticati, Breathing and Dying in this Place, From Here to Eternity e poi i più popolari All the Footprints [...] e A Dead Sinking Story. Le atmosfere sono indubbiamente molto più mistiche e sognatrici, ma quando scattano le parti più frenetiche riassaporiamo una delle più belle voci del panorama screamo - non che non lo sia altrimenti. Il loro pezzo più bello é A Winter Quest for Fantasy, proprio perché sembra mantenere ancora (più degli altri due) quell’equilibrio fra post e screamo/noise. Bella anche Life Caught in the Rain, con un piglio decisamente più melodico, quasi commerciale se vogliamo - dovremo abituarci.
Solo due i pezzi degli Jesu, ma entrambi lasciano qualche perplessità; credo abbiano fatto cose molto più convincenti, soprattutto in riguardo a Hard to Reach.
Dunque uno split fra due mostri sacri che si stanno lentamente re-inventando in salse leggermente diverse; speriamo che raggiungano entrambe la trasformazione voluta.
(E aspettiamo con ansia lo split Envy/Thursday)
http://www.mediafire.com/?gdy1xypimgu
Matteo
Archiviato in: Words | Tag: Emo, european tour, her breath on glass, saddest landscape, Screamo

3/4 di Ebd saranno alla data di Ravenna, chiunque voglia fare due chiacchere si faccia vivo!
Però ho come il presentimento che qualcuno ancora non li conosce: é il nuovo gruppo del cantante dei The Saddest Landscape, (che continua ad assicurarmi non si siano sciolti) ormai in giro da un paio d’anni. Emo/Screamo disperato con testi stra-maledettamente tristi e da uomo zerbino, ma a tutto ciò già vi aveva preparato il gruppo sopracitato. Dunque se siete persone serie verrete a vederli; gruppi del genere normalmente dopo qualche anno sentono l’irrefrenabile istinto di doversi sciogliere, ed é già un evento che passino pure per il nostro paese.
E’ uscito da pochissimo il nuovo disco, We Aimed Straight Down, dunque sarà un’occasione per poter mettere le mani su questa bellezza:


Ecco a voi sprovveduti il primo lp ed un paio di split. Non ho voglia di mettere altri link, ma con la funzione cerca potrete trovare trovare la recensione dello split con i Sofy Major.
Building Monuments for Survival
http://www.megaupload.com/?d=F8JYE7L5
Her Breath on Glass/Championship
http://www.mediafire.com/?dz5m6mdcg09
Her Breath on Glass/Danse Macabre
http://rapidshare.com/files/42854078/her_breath_on_glass___danse_macabre.rar.html
Matteo
Sicuramente già li conoscete, ma io non li ascoltavo da parecchio tempo. Di gruppi inglesi post-hc così bravi non ce ne sono tanti.
A Song To Ruin é indubbiamente il mio preferito dei due, ma anche Harmony No Harmony é un gran bel dischetto. Enjoy.

A Song To Ruin

Harmony No Harmony
Matteo
Archiviato in: Words | Tag: Death Cab For Cutie, Rumore, Sara Poma, Velveteen

Oggi ho ascoltato un disco nuovo, ma proprio nuovo. Fresco di stampa, annata 2008. Non lo farò mai più, giuro.
Che poi sarebbe il nuovo disco dei Death Cab For Cutie, cioè un gruppo che mi piace, pure tanto tanto, almeno fino a due album fa. Ma cazzo quanto sono lagnosi adesso: è praticamente il terzo disco che fanno con lo stampino con melodie ogni volta meno convincenti. E se fai musica pop è un bel casino. Che poi voi dovreste immaginare la scena: sono da Feltrinelli, sfoglio qualche rivista. Tipo Rumore, ecco. Disco del mese: Death Cab For Cutie. Manco sapevo fosse uscito. Muovo due passi, lo prendo e lo compro, lo ascolto. Peccato che siano due dischi diversi perchè Rumore ha recensito un fake preso da internet. Niente inserti di pianoforti, arrangiamenti elettronici, ci sono rimasto proprio male. Magari l’altro disco, quello del mese, cioè il fake, era pure meno lagnoso.
Questo era per dire che i Death Cab For Cutie si sono sputtanati, ma soprattutto che Emotionalbreakdown is better than Rumore: niente fake qua, ne tra i dischi ne tra i nostri cari amichetti. Garantiamo per tutti, Carlo Pastore in primis.
Infine volevo salutare i miei affezionati lettori perchè appena arriverà Adriano (che è il più punk di noi e se ne vanta pure) e leggerà queste righe mi spaccherà la testa su un marciapiede con i suoi anfibi rinforzati, come su American History X. A lui (anche se è il più punk che c’è) i Death cab For Cutie piacciono ancora.
Mattia
Archiviato in: Words | Tag: australia, La Quiete, quiet steps, Screamo, suis la lune

Screamo Australiano? Ebbene si, e anche di ottima qualità. I Quiet Steps sono un giovane gruppo di Brisbane, alle prese con un sound molto simile a quello degli svedesi Suis La Lune; forse meno disperato ma ugualmente intenso. Sappiamo benissimo che in questo campo é molto facile che i nuovi gruppi inizino componendo canzoni che sono la copia carbone di quelli già affermati o defunti - ma in questo breve ep possiamo subito assaporare qualcosa di veramente personale. Prendete Resilence per esempio, con la sua bellissima intro che sembra voler proporre i nostri La Quiete in chiave post-rock. Se siete alla ricerca di ritmi veloci ed urla frenetiche non troverete pane per i vostri denti, ma se siete apprezzate atmosfere dolci e ricercate siete nel posto giusto.
P.S: mi sono reso conto che ne parlò già Adriano qualche tempo fa, ma almeno stavolta potete sentire con le vostre orecchie. Ah la senilità
Ascoltare:
hxxp://www.mediafire.com/?2jiaw9jw1jz
Comprare:
http://www.yellowghostrecords.com
Matteo
Archiviato in: Words | Tag: Daitro, dauntaun festival, Emotional Breakdown, Freego, Leoncavallo, raein, The MIles Apart
Il 24 Maggio in quel di Milano, più precisamente al Dauntaun, per la prima volta potrai incontrare i tuoi beniamini!!! I 4 “capoccia” di Emotional Breakdown!! Non farti sfuggire l’occasione.

Ah si ci sarà pure un concerto mi pare…

Archiviato in: Words | Tag: date italiane, dauntaun festival, hard-core, Off Minor, Punk, Screamo
Red Cars Of Vesta presenta:

OFF MINOR (new york city, ny)
15 maggio @ thermos, ancona
16 maggio @ vicolo stretto, colorno (parma)
17 maggio @ circolo valverde, forlì
18 maggio @ mamamù, napoli
19 maggio - off
20 maggio @ spazio il comitato, roma
21 maggio @ newroz, pisa
22 maggio @ quartiere san lorentino, arezzo
23 maggio @ tba
24 maggio @ dauntaun, milano con Raein, Daitro, The Miles Apart
www.myspace.com/offminor
www.goldenbrownrecordings.com/offminor
www.redcarsgofaster.it
www.sonsofvesta.it
Attivi dal ‘99, tornano in Europa dopo quattro anni dall’ultima volta e dopo qualche centinaio di date sparse tra Stati Uniti, Giappone e Australia.
Forti influenze jazz (lo stesso nome del gruppo è un pezzo di Thelonious Monk), che si confondono con melodie spigolose e nervose, momenti di calma apparente come preludio di altri caotici, una tensione latente e mai autoreferenziale: tutti segni particolari che negli anni sono diventati il marchio di fabbrica degli Off Minor e che pochi gruppi sono riusciti a raggiungere. Un hardcore moderno e versatile, che getta le sue radici tra Washington d.c. e Goleta ma che sa rinnovarsi ad ogni disco, e un’intensità dal vivo davvero coinvolgente
Capita che un libro sia soltanto un buon passatempo.
Capita anche che un libro si posi sopra di te come un nuovo strato di pelle, che dia respiro ogni volta che si giri pagina.
Nick Hornby sta diventando una delle mie poche certezze; se Alta Fedeltà mi ha fatto innamorare del suo stile citazionistico e passionale, Non Buttiamoci Giù (titolo originale A Long Way Down) mi ha ridato linfa vitale con queste 4 storie ed altrettante persone impegnate nel darsi man forte l’un gli altri, ognuno con le proprie particolarità e i propri scazzi.
La penna dello scrittore inglese si trova, quindi, a confronto con 4 personalità allo sbando, alla fallimentare ricerca di un equilibrio che sfocia nel tentare il suicidio sulla Casa dei Suicidi.
Ed a meno che non viviate all’interno di un baule, troverete in JJ, Jess, Maureen e Martin la raffigurazione di persone conosciute, viste o di cui avete solamente sentito parlare.
O magari troverete voi stessi in certi comportamenti di uno o nel modo di fare dell’altro.
Nella speranza che nessuno di voi si possa trovare sul bordo del tetto di un grattacielo con l’intenzione di fumarsi l’ultima siga (cit.) e poi buttarsi giù, lo consiglio vivamente.
ghibo



