Archiviato in: Band del giorno | Tag: brian moss, hanalei, hawaii, malinconia di fine estate, the ghost
L’hanno fatto tutti, tocca farlo pure a me. La storia dei dischi estivi, intendo. Magari farlo alla terza settimana di agosto non è esattamente quel che di dice un intervento tempestivo, ma tant’è: prendetelo come il consiglio estivo definitivo ed eventualmente riciclatelo per le belle stagioni a venire.

Hanalei è un paesino – ma proprio piccolo piccolo – dell’isola di Kauai, arcipelago della Hawaii. Che sarebbe quella in foto, cioè dove Brian Moss – beato lui - passava le vacanze da bambino. E proprio a quel posto tutto spiaggie, acqua turchese e collane di fiori ha pensato il ragazzo di Chicago quando ha deciso di prendersi una pausa dai The Ghost – emo/post-punk dissonante di gran qualità – e dedicarsi tutto solo a qualcosa di più intimo ma anche e soprattutto di più semplice, fresco, solare. Più estivo.
Gli è riuscito e non bene, di più. We Are All Natural Disaster è il primo tentativo, datato 2004, subito un centro pieno. Un disco delicato ed equilibrato, pop in abbondanza e malinconico quanto basta. C’è un pò tutto dei dischi indie/emo che adoravamo in quegli anni: quelli di Matranga, quelli dei Death Cab For Cutie e quelli dei Weakerthans. E poi il 2003 era stato l’anno dei Postal Service e qui si sente, eccome se si sente: qua e là spuntano tappeti di loop elettronici che ti fanno pensare a quante volte hai ascoltato qualche anno fa Give Up. Proprio come questo esordio degli Hanalei, disco che ho consumato e che continuo ad adorare: Asbury Ashes e Beacon in The Distance – tanto per dirne due – sono dei pezzi immensi. Canzoni da viaggio di ritorno, zeppe di ricordi e nostalgia.
Ci spostiamo in avanti di due anni e scopriamo che molte cose sono cambiate: i The Ghost non esistono più e Brian si trova impegnato a tempo pieno con il progetto Hanalei che da side-project solista diventa band vera e propria. Il secondo album si dimentica di effetti elettronici e compagnia bella e punta tutto su brani che più catchy di così non si può: più alt. country che mai, ora semi acustici ora più tirati ed elettrici, sempre melodici ed irresistbili. Più maturo e più immediato al tempo stesso, di certo meno malinconico.
Buona fine estate con gli Hanalei.

www.myspace.com/hanaleisounds
qui trovate le solite cose, ma anche un paio di video niente male e i demo delle nuove canzoni. Giusto per prendersi in anticipo per la prossima estate.
www.mediafire.com/download.php?u2qdkpkrnib
qui i primi due dischi
Mattia
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Quello che passa il convento:

Transistor Transistor - Ruined Lives
Non c’entra un cazzo che ci suona Brad degli Orchid, però andava detto - musicalmente parlando aspettatevi solamente pezzi hc/rock’n'roll carichissimi ma anche molto elaborati; un equilibrio fantastico fra il cantato screamo e quello più “melodico” aiuta a rendere tutto ancora più divertente. Un disco veramente “fresco”, cazzo se mancava da tempo una new release così valida. Tenebroso, pieno di rabbia repressa e quel tocco di malinconia..
Qui:
http://rapidshare.com/files/113342604/Transistor_Transistor-Ruined_Lives-2008-hXc.zip.html

The Bronx - The Bronx
Porca puttana se é stato amore a prima vista con questi geni. Heart Attack American é senza dubbio entrata fra le mie canzoni preferite di sempre…ogni volta che la ascolto riesco a cambiare umore, tanto che l’ho messa come suoneria del telefono (e non vi dico che effetto fa). Splendidamente tirati, voce da 10+ che vorrebbe farvi urlare a squarciagola ogni singolo pezzo, cambi di tempo da infarto…lo dico? per me un disco perfetto. Anche il loro secondo, (sempre omonimo) però non scherza, perde un pochino di spontaneità con alcune cose più ricercate.
Godeteveli:
http://www.megaupload.com/?d=QGBCY1YF
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The Letters Organize - Dead Rythm Machine
Un mix fra The Bronx e Refused. Anche qui pezzi tiratissimi, bellissima la batteria - ottime le vocals (quanto vorrei essere io il cantante di sto cazzo di gruppo)
Non c’é un solo pezzo che non mi piaccia, é molto difficile non essere monotoni suonando questo genere, ma loro riescono benissimo a farmi schiacciare play dopo svariate volte che il disco finisce.
Non trovavo link, se proprio c’é tanta richiesta lo metterò su io.
Intanto il Myspace:
www.myspace.com/thelettersorganize

The Suicide File - Some Mistakes You Never Stop Paying For
Lo stile é sempre lo stesso, probabilmente userei gli stessi paragoni - loro sono un pò più tamarri forse? Non saprei, ma hanno dei gran testi, probabilmente sono solo più incazzati ecco. Certe perle..I Love The Nightlife Baby per esempio é da 8.
Here:
http://www.megaupload.com/?d=Q0I19V3V
Pareri, insulti etc, suvvia!
Matteo
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: correre nudi nella foresta, fottuti geni, freakettoni, islanda, sigur ros

Che vi piacciano o no è un conto. Che siano il gruppo più geniale degli ultimi anni un altro, e non si discute.
Sono abbastanza convinto che tra qualche anno quando ci si interrogherà su chi fosse il gruppo più geniale dei nostri anni le risposte possibili si restringano a tre o quattro. E i Sigur Ros sono in cima alla lista.
Se non la pensate così è perchè dovete ancora capirlo, ma un giorno ci arriverete anche voi, come ci sono arrivato io, in seguito a folgorazione notturna.
Ecco cosa rispondeva il sottoscritto – sciagurato – al collega Adriano che chiedeva lumi sulla bontà del nuovo album dopo appena due distratti ascolti.
Adriano scrive: allora, com’è sto nuovo disco dei sigur ros?
mattia scrive: boh, a me pare un pò na cagata, ma ci metto sempre un mese per capire un disco loro
certo che sono dei coglioni
avevano il loro suono
unico e perfetto, potevano fare altri 24 dischi uguali e tutti li avrebbero adorati a vita
io per primo
cioè, che cazzo vanno a cambiare, a fare puttanate
non che faccia proprio cagare, però non sono più i Sigur Ros
Adriano scrive: eh, valli a capire sti froci senza n’occhio
mattia scrive: ma infatti, saranno sensibili e con la voce da paura
ma di come fare i soldi non capiscono un cazzo
Manco a dirlo, tutte immense stupidaggini.
A spegarvi come suona il disco ormai ci ha già pensato tutto il web e il singolo l’avrete sentito il giusto. Ecco, appunto, il singolo. Voi immaginate di prendere un disco al buio e sentire quella canzone, senza sapere nulla. Lo capisci al volo che sono i Sigur Ros, non hai un attimo di esitazione. Eppure non ci azzecca nulla con tutto quanto hanno fatto prima: cosa sono quelle percussioni folli, ossessive, tribali? Cosa sono quei coretti? Cos’è questa fretta, questa frenesia? E tutto in tre minuti? E’ uno scherzo? Per non parlare di tutta ‘sta gente nuda che corre, maledetti freakettoni io vi odio, vo ho sempre odiato. Però adesso m’è venuta voglia pure a me di correre nudo per la foresta.
Il fatto è che ‘sto benedetto disco è sì diverso dai precedenti e questa cosa ti lascia di sasso, ma è allo stesso tempo diverso da tutta la musica che avete ascoltato. E questo è un dato di fatto. Ora pensate a quante band hanno uno stile UNICO. Non dico personale, dico unico. Bene. Ora pensate a quante band, nella propria carriera, hanno creato due stili UNICI. Visto che ancora state là a spremervi le meningi direi che non c’è nulla da aggiungere.
Geni, fottutissimi geni.
Mattia
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: A la dèrive, Belle Epoque, Emo, essere una fighetta emo, French, non sapere scrivere, Screamo
Sono sotto esami, quindi colgo al balzo l’occasione per non ascoltare gruppi nuovi (nuovi per le mie orecchie) o dover scrivere le mie solite due-tre cagatelle. Essendo un furbone vi ripropongo una mia recensione sui Belle Epoque pubblicata sulla vecchia versione di “Emotional Breakdown”. Potrete evincere come i miei principali tratti distintivi siano subito riconosciblii:
1. non sapere scrivere
2. essere una fighetta emo
“Se deve esserci anche un solo motivo valido per leggere recensioni su questa webzine, e non cercare la pagina dedicata allo screamo su wikipedia e scaricare random le band lì citate, è il fatto che sull’enciclopedia multimediale più famosa al mondo non leggerete mai “Comprate/scaricate A la dérive, perché se ascoltato in una certa maniera, vi sembrerà che qualcuno vi infili la mano giù per la gola, scenda fino all’intestino per strapparvelo via con forza”. Quindi mettiamo le cose in chiaro: comprate/scaricate “A la dérive”, perché vi sembrerà che qualcuno vi infili la mano giù per la gola e scenda fino all’intestino per strapparvelo via con forza.”
Che vergogna amici.

Questi miei giorni fatti di solo studio hanno fatto si che riscoprissi qualche cd che avevo sparso per casa, i prossimi di cui parlerò sono i Seven Storey Mountain che sono una bombetta, preparatevi.
Adriano
Archiviato in: Band del giorno | Tag: buzzcocks, guitar pop, leatherface, mega city four, pop punk, punk uk, regina elisabetta

Invece di perdere tanto tempi in discorsi inutili andiamo subito al punto: i Miles Apart hanno scelto il loro nome in omaggio ad una canzone dei Mega City Four. A questo punto, se dubitate del buon gusto musicale dei Miles Apart, la crocetta rossa in altro a destra è la porta.
In ogni caso, il nome dei Mega City Four non dovrebbe suonarvi nuovo e se così fosse non dovete fare nient’altro che pensare al pop-punk inglese e contestualizzarlo a cavallo tra anni ’80 e ’90. Punk leggero, frizzante, al limite con il power-pop e con quel gusto un pò british per la melodia ma anche per l’immediatezza degli Husker Du e dei Replacements. Che poi sarebbe quella cosa che ogni tanto gli inglesi chiamano guitar-pop, ovvero un modo come un altro per tirarsela un pò per il fatto che i Buzzcocks erano di Manchester e per i trentanni successivi hanno insegnato a tutti come suonare punk melodico a sudditi poco fedeli alla Regina come quegli scalmanati dei Senseless Things, Ned’s Atomic Dustbin, Leatherface e compagnia bella.
Tornando ai MC4: loro non sono affatto tipi da tirarsela e Terribly Sorry Bob – una raccolta dei primi singoli e 7” – è un’infilata di pezzi memorabili, tutti da canticchiare. E poi quella voce, la voce di Wiz: commovente per la suo stile fragile ed emotivo, doppiamente commovente perchè Wiz non c’è più, ci ha lasciati dua anni fa per un aneurisma cerebrale. E ricordare quanto ha fatto in vita per la musica che amava è, oltre che un immenso piacere, un dovere.
hxxp://www.mediafire.com/download.php?pgzwi2w41dx
Mattia
Archiviato in: Band del giorno | Tag: current, dischord, file 13, little rock, musica che i fan dei green day dovrebbero ascoltare, pinhead gunpowder, Punk Rock

Se cercate Chino Horde su Google vi escono solo siti di fan club dei Green Day. Quindi non lo fate e prendetemi in parola: i Chino Horde su uno dei gruppi punk rock più cazzuti dei primi anni ’90. I ragazzi di Little Rock hanno la fortuna di crescere in una scena punk rock niente male – Trusty e Thumbnail sono di quegli anni lì – consumano i dischi della Dischord con particolare interesse per Rites Of Spring e Dag Nasty, fanno amicizia con i Current e ci vanno pure in tour assieme. E frequentare questa bella combriccola li ha fatti crescere sani e robusti.
La band si regge in piedi per circa tre anni, il tempo necessario per un paio di 7” irrecuperabili, uno split proprio con i Current e un album omonimo per File 13. Quest’ultimo una discreta bomba e non il classico disco punk rock che ti aspetteresti. Chitarre tiratissime, un pò alla Rites Of Spring e un pò a modo loro; una voce acida e potente; canzoni che vanno avanti finchè hanno qualcosa da dire, due minuti scarsi o quasi dodici non fa differenza. Ma sempre e solo punk rock, senza altri sbrodolamenti. Ed è per questo che ci piacciono.
Ah, per quella storia dei Green Day: nei Chino Horde ci suonava Jason White, ora chitarrista nei tour dei Green Day. Una brava persona che negli anni ’90 ha suonato anche nei Pinhead Gunpowder e altri gruppetti interessanti. Poi ha deciso di mantenersi così e buon per lui.
hxxp://www.mediafire.com/?tymmgmsy1xp
Mattia
Archiviato in: Band del giorno | Tag: Corleone Records, donne nude, Emo, i segreti meglio nascosti, Math, Minutemen, Post, Post-Core, Punk Rock, Screamo, Tiny Hawks
Così com’è difficile trovarsi a dover scrivere di band che ti fanno schifo al cazzo (e fortuna vuole che su sto blog questa cosa non mi capiterà mai) così è difficile, forse anche di più, dover scrivere di una band che ti ha conquistato completamente. Quindi sintetizzerò il mio pensiero sui Tiny Hawks con questo unico e profondo pensiero: “Ehy tu! Non ti piacciano i Tiny Hawks? Sappi che sei un coglione”, ed è proprio così, non si scappa. Dovete saperlo. Se leggete questo blog e non trovate i Tiny Hawks una delle migliori cose che siano mai successe alla musica sarei felice che abbandonaste questi lidi per emigrare, ed iniziare a leggere altro..tipo loro, che hanno anche una certa autorevolezza.

Che dire, entrambi gli album sono due bombette, ed entrambi sono usciti per la misconosciuta, almeno per me, Corleone Records. Da personcine a modo si vede che il duo da Providence (perchè di duo si tratta. Una chitarra, una batteria,due voci.) in giovane età avrà consumato la discografia dei Minutemen, e caro amico lettore han fatto proprio bene, nei Tiny Hawks c’è tutto quello che ci serve per affrontare la giornata, tutto. C’è il punk rock, c’è l’hard-core, c’è math, c’è la melodia, c’è la malinconia, c’è l’urgenza, ci sono testi stupendi, e donne nude..insomma mi avete capito.

Sono in giro dal 2003, e scoprire una band del genere così tardi mi fa sentire, in qualche modo, in colpa. Dal 2007, putroppo, sono in “pausa”. Speriamo tornino presto a mettermi in difficoltà, e che non vi accorgiate che ho messo 3 immagini per far sembrare che abbia scritto tanto.
My Space
Pagina
Corleone Records
Demo: Qui
12″: Qui
Adriano

19.20.21.22 Giugno 2008 Roma FortePrenestino csoa
CRACK! – Fumetti Dirompenti
Festival internazionale di arte disegnata e stampata
quarta edizione
PANTHER
Crack anno quarto. Siamo orgogliosi di presentare la nuova kermesse di CRACK! Fumetti Dirompenti, festival internazionale di fumetti e arte disegnata e stampata, quarta edizione PANTHER 
Ancora una volta il festival che si terrà a Roma il 19.20.21.22 giugno 2008 sarà ospitato e prodotto dal Forte Prenestino CSOA, l’antica fortezza ottocentesca occupata 21 anni fa, e questa volta vogliamo allargare il più possibile la rete fra le produzioni indipendenti che percorrono il pianeta. Avremo ospiti internazionali che presenteranno una rete variegata di esperienze e di progetti: già abbiamo evidenziato le relazioni fra fumetto e grafica, fra comix e street art, questa volta si andrà ancora più lontano, cercando di costruire progetti internazionali di collaborazione per nuove produzioni indipendenti.
PER PARTECIPARE: Stiamo lavorando alla costruzione di una rete europea che raccorda e produce, che scambia e racconta: vi chiediamo una produzione viva, intercettante, non offriamo nessuna vetrina per fare presenza.
Le adesione sono aperte, vi invitiamo a segnalarci la vostra alla mail:crack.forteprenestino@gmail.com , specificando le eventuali esigenze tecniche invece questa è la mailing list per seguire gli sviluppi (per iscriversi clicka qui o manda una mail con oggetto iscrizione): animate@inventati.org
invece a questo indirizzo lists.autistici.org/list/animate.html puoi leggere gli archivi di Animate
Insieme all’adesione vi invitiamo ad inviare una bio di poche righe, con il vostro sito se ne avete uno, e qualche immagine a bassa risoluzione (72 dpi) che verrà pubblicata su questo sito.
ODIO IL CARCERE – SCARCERANDA: resta l’ormai classico appuntamento per la produzione della nuova Scarceranda , agenda di supporto per detenuti e detenute. Potrete lasciarci opere che verranno inserite nell’agenda del prossimo anno o inviarle come sempre agli indirizzi di Radio Onda Rossa.
Questo non è ancora tutto, partecipa diffondi scrivi disegna. A presto, al Forte Prenestino di Roma per CRACK! panther 2008!!!
Matteo

Sinceramente non ricordo proprio chi fosse, ma un pò di tempo fa qualcuno mi consigliò questi Edaline perchè tanto simili ai Brand New. Questo tizio – chiunque fosse – era in evidente stato confusionale ma si merita comunque un ringraziamento: dell’emo-indie-rock così ben fatto si trova raramente. A dire la verità i ragazzi californiani esibiscono un retroterra strettamente indie-rock citando a destra e manca i cardini della scena americano degli anni ’90 ma la loro musica è palesemente figlia legittima dei Sunny Day Real Estate. Arpeggi a non finire, chitarre passionali, irruenza emotiva, voce che di tanto in tanto si fa strozzata e un titolo – I Wrote the Last Chapter For You – che non possono ingannare.
Lo so, la descrizione è un pallottoliere di banalità, ma è colpa mia, mica degli Edaline: il disco suona divinamente rimescolando quei quattro cinque ingredienti in maniera fantastica e fantasiosa, per altro in tempi – 1997 – in cui molti dei professori del genere dovevano ancora tenere le loro lezioni. Se dovessi trovare un gruppo a cui somigliano davvero forse penserei ai Boilermaker – complimenti a chi se li ricorda – pure loro con questa indole indie rock molto riflessiva, non sempre immediata ma intensa e viscerale.
Ascoltatevi il dischetto che è meglio:
http://www.mediafire.com/?leseacwby9y
Mattia
Archiviato in: Band del giorno | Tag: algernon cadwallader, Emo, Kinsella, nostalgia

Ne parlammo già recentemente, quindi non mi sprecherò ripetendo le sagge parole di Adriano (http://emotionalbreakdown.wordpress.com/2008/02/11/algernon-cadwallader-demo/), vi siete gustati il demo…ora sentite (e poi comprate) l’lp, nostalgici che non siete altro.
http://www.mediafire.com/?1ydpm04ga2p
Matteo
Archiviato in: Band del giorno | Tag: Emo, Indie, post-punk, scotland, avast

Non so se gli Avast! siano abbastanza misconosciuti ed emo per entrare in queste pagine e passare le maglie della censura dell’integerrimo Adriano. Perchè questi Avast! hanno fatto uscire un disco nel Nuovo Millennio (addirittura il full lenght “Faultlines” è dell’anno scorso) e fanno parlare di se anche negli ambienti altolocati dell’indie music business: webzine di tendenza e blog di gente al passo con i tempi, mica vecchi nostalgici come noialtri.
Però i ragazzi, per dirla in breve, spaccano. Vengono da Dundee, Scozia e saccheggiano quel che di buono c’è nel Regno Unito: si prendono il pubblico consenso dei Biffy Clyro, la collaborazione del produttore degli Stapleton (emo-pop-rock d’annata scozzese, conoscetéli) e il suono scomposto dei Spy Versus Spy. E a questo punto più di qualcuno starà mugolando di piacere.
Il tutto risulta essere un post-emo-indie-math-rock (sto scherzando eh, non pensate che questa roba esista davvero che poi c’è sempre qualcuno che ci casca) bello frizzante con canzonette magicamente catchy e intricate come solo gli Innominabili sanno fare.
Ah, l’artwork è firmato da Angelo dei La Quiete e questo vale più di mille (mie) parole.
Lo stesso dicasi per i brani che trovate qua: www.myspace.com/avastuk
Mattia
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: Brainworms, Math, Post-Core, post-punk, Punk Rock, Richmond, Stop it!, Virginia

Io non so come la gente scopi a Richmond e periferia (in Virginia insomma) o che cavolo di aria si respiri lì, ma da quella città, di appena 200.000 anime, escono fuori solo gruppi che fanno il culo a tutti (tutti, tutti! e tanto per snocciolare qualche nome: City of caterpillar, Pg 99, Verse en coma, Pigmy lush, Stop it!, Malady, Haram..). Ora mi saltano fuori questi Brainworms (il nome meno fashion di sempre) che mi fanno ricordare perchè mi piace tanto il punk rock e i suoi derivati (e perchè piace anche voi.)
Accasati sulla Rorschach records (anche questa da Richmond) e con componenti dall’illustre passato (Stop It!!, Ultra Dolphins, Snack Truck, e Are You Fucking Serious? ) asfaltano tutto e tutti con il loro post-core brillantemente melodico (come dovrebbe suonare un gruppo fan dei Fugazi nel 2008? così!). Non fanno prigionieri.

Insomma i Brainworms suonano quel post-punk post-core matematico che a noi piace tanto (si c’è anche un pò di emo 90′). Solo che sono anche sporchi, zozzi e cattivi. Sono punk rock. A noi piace il punk rock.
http://www.myspace.com/brainwormsrva
http://www.rorschachrecords.net
Adriano
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: Emo, i have dreams, saetia

Volevo condividire questo simpatico dischetto che scoprii anni fa come sempre grazie al fedelissimo soulseek. Va detto che i testi sono abbastanza (se non a volte eccessivamente) disperati, ma tutto é dovuto al fatto che il gruppo dedicò tale demo ad un loro amico, morto poco tempo prima. Ecco allora passaggi come questi:
“I wish that I could tell you that the sun never stops shining when I think of you. When I think of those days when we owned the whole fucking world. Every rooftop in the city. When I think of those days when I held the hand of the best friend I ever had.”
Quindi girate alla larga se siete allergici a questo stile, ma musicalmente parlando invece non sono per niente male. Registrazioni sporche come piacciono a noi ed uno stile che ricorda fortemente i Saetia, soprattutto per il cantato. Purtroppo esistono soltanto questi pezzi, visto che gli I Have Dreams hanno gettato la spugna subito dopo l’uscita del demo, volendo che fosse solamente un tributo.
Matteo
Archiviato in: Band del giorno | Tag: post-rock, ambient, isis, progressive, mogwai

La principale differenza tra le band di una volta e quelle di oggi a mio avviso è una sola: il suono. Non tanto per colpa di un evoluzione dovuta ad un necessario cambio generazionale, ma più che altro per colpa della concezione, della considerazione che oggigiorno le band emergenti danno al suono delle proprie canzoni.
Ci sono le dovute eccezioni, ma mi capita sempre più spesso di imbattermi in gruppi che preferiscono puntare sulla tecnica, sul bell’assolo impossibile, sul pezzo d’effetto, invece che concentrarsi sulla creazione di un qualcosa di più personale, di un qualcosa di più intimo.
Ed è proprio il concentrarsi su di un proprio sound che permette ad una band di evolversi e di stupire, perchè a volte non è necessario utilizzare la voce per poter raggiungere l’ascoltatore, per poterlo emozionare, ma si può far trasparire la propria passione tramite il suono dei propri strumenti.
Basta prendere gruppi come i Pelican, Isis o Explosions in the Sky, che album dopo album dimostrano questa teoria, puntando più sulla creazione di veri e propri paesaggi sonori che sulla canzone stessa.
Di questa schiera di bands fanno parte pure gli Jakob, trio proveniente dalla città neozelandese di Napier, dediti anch’essi ad un post/ambient-rock che da circa 10 anni a questa parte ha saputo farsi apprezzare soprattutto dai fans del genere.
La loro è una musica che ha saputo evolversi con il tempo, passando dallo stile più progressive del primo album “Subsets Of Sets” alle distorsioni rumorose del secondo acclamato “Cale:Drew”, dove emergono episodi di furia psichedelica alla Sonic Youth ma anche melodie che invece rimandano ai maestri Mogwai.
L’ultima loro prova risale a due anni fa con il disco “Solace” in cui i tre seguono il percorso tracciato dagli album precedenti senza troppi colpi di scena, ma comunque senza abbandonare il proprio stile e lasciando per certi versi spazio ad atmosfere più dark che in passato.
Chi segue tale scena molto probabilmente già li conoscerà ma comunque consiglio l’ascolto a tutti coloro che apprezzano tale genere di musica.
La loro discografia non è difficile da scovare su internet comunque la trovate comodamente a questo link.
Qui invece il loro myspace: www.myspace.com/jakobmusic
Nicolò





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