Archiviato in: Recensioni | Tag: american nightmare, braccia rotte, some girls, wes eisold

Il primo che posta un commento parlando di braccia amputate e varie stronzate lo banno. Qui parliamo di un disco che difficilmente si apprezza al primo ascolto ma che pian piano si rivela per quello che é: un’orgia di noise, screamo e hardcore che fa godere dal primo all’ultimo minuto. Rispetto ai lavori passati, All My Friends Are Going To Death e The DNA Will Have Its Say, il canto del cigno dei Some Girls é ancora più criptico, un disco che porta in grembo un cinismo ed un’acidità spietati, ma infinitamente piacevoli. Ci sono più seghe mentali in Heaven’s Pregnant Teens, ma questo non significa che in questa (ultima) transizione musicale i Nostri abbiano perso quell’attitudine accacì che li ha resi sin dagli esordi così fottutamente interessanti. Ovviamente (ma che lo dico a fare) i testi s p a c c a n o, ma non ve ne riporterò nessuno spezzone per 1) pigrizia 2) imbarazzo della scelta.
Ancora mi mangio le mani (questa é spettacolare, dai) per non averli visti quando vennero in Italì due anni fa.
Go!:
http://www.megaupload.com/?d=UA3NBH7A
Matteo
Archiviato in: Recensioni | Tag: Emo, La Quiete, Loma Prieta, niu sensation, raein, Screamo

Anche la puntina del mio giradischi si sta stancando dei Loma Prieta. Ero giusto in astinenza dei vecchi Raein, (quelli di Il N’y A Pas D’orchestre s’intende) ed ecco arrivare il secondo disco di questo gruppetto americano ancora sottovalutato. Prendete una bella pentola in acciaio inox, metteteci dentro i gruppi Romagnoli (quindi anche i La Quiete) ed un pizzico di Orchid e Jerome’s Dream (visto che qualche volta gli scream diventano quasi in falsetto): il risultato sarà un buon 60% di Last City. Tutto quello che rimane é farina del loro sacco, ci sono alcuni pezzi veramente bomba, e complessivamente il disco non é per niente ripetitivo. Va aggiunto che l’inserto é uno dei più curati che abbia mai visto, essendo addirittura in stile libretto (ci saranno minimo 5-6 pagine) con all’interno i testi ed un ottimo artwork. Sono proprio curioso di vederli dal vivo (se mai accadrà ovviamente, visto che giustamente non ci vengono più a suonare in Italia sti gruppi) ma nel frattempo li metto lì accanto ai Suis La Lune e mi azzardo a considerarlo come uno dei migliori dischi screamo del 2008.
Ascoltare:
http://www.mediafire.com/?wmrd07mixzc
Comprare:
http://www.reactwithprotest.org/webstore
Matteo
Archiviato in: Recensioni | Tag: against me!, gaslight anthem, no idea, Punk Rock, rock cazzuto

No Idea non è soltanto una casa discografica, è prima di tutto un suono, uno stile inconfondibile. E i Gaslight Anthem sono probabilmente una delle migliori band No Idea che non sta sotto No Idea. Il che vuol dire anche che sono uno dei migliori gruppi punk rock del momento anche perchè i nostri eroi sembrano proprio belli caldi: l’anno scorso il debutto Sink or Swim, una bomba che ancora deve passarmi la voglia di ascoltarla; quest’anno un ep e il secondo album. Per capire di cosa stiamo parlando prendete gli Against Me! e sostituite alla svolta rock-imbolsita di New Wave una svolta rock-cazzuta-e-irresistibile. In pratica, quello che non è riuscito agli Against Me! è riuscito ai Gaslight Anthem e, come per chiudere il cerchio, succede che la band di Tom Gabel chiede ai ragazzini esordienti di venire in tour con loro. Finisce con una non troppo imprevedibile inversione dei ruoli: i maestri faticano a riscaldare i vecchi fan delusi dal passaggio su major, i novellini invece impartirscono lezioni di punk rock agli astanti.
Il fatto è che i Gaslight Anthem hanno qualcosa di più – o meglio: di diverso – per poter fare dignitosamente quella famosa svolta rock: hanno uno spirito blues marcio, da rocker di New Orleans, sono impregnati di folk-rock, di soul, di America più di quanto non lo siano tutti i loro colleghi. E infatti nel nuovo The ’59 Sound si permettono di rallentare ancor di più i ritmi e non perdere nulla in carica ed esplosività: coinvolgenti e travolgenti allo stesso modo, anche con il freno a mano tirato, perchè l’energia dei Gaslight Anthem non è qualcosa che dipende esclusivamente da quanto veloce suonano o da quanto alzano il volume degli amplificatori o di quanto urlano nel microfono. La senti che ti trascina via e questo è tutto.
Avrei voluto aggiungere che ci scommetterei dei soldi che diventeranno un nome davvero davvero grosso. Ieri però sono passato in edicola e li ho visti in copertina su Kerrang!: lo sono già, un nome grosso. E se lo meritano.
Mattia
Archiviato in: Recensioni | Tag: kid dynamite, lagrecia, loved ones, none more black, Punk Rock

Jason Shevchuck è uno dei tanti piccoli grandi eroi del punk/hardcore americano. Magari il nome non vi dice nulla, ma sicuramente ci avete avuto a che fare qualche volte senza neppure accorgevene – mentre capeggiava i Kid Dynamite o i None More Black, ad esempio – e probabilmente avete anche apprezzato l’incontro inconsapevole.
L’ultima esperienza di Jason sono questi LaGrecia, una piacevole parentesi già chiusa che ha fruttato un album su Suburban Home uscito recentemente. E appena inizia a suonare On Parallels la voce, quella la si riconosce subito, ma tutto il resto non tanto. I LaGrecia vanno più lenti, molto più lenti di qualunque cosa abbia mai suonato Jason. Ma non è solo questo: sono proprio diversi. Meno hardcore, più punk rock. Punk rock a modo loro, molto mid-tempo e rockeggiante, melodico e coinvolgente. Un pò alla maniera dei Gaslight Anthem volendo, ma più ruvidi e sfacciati. Ma più che altro mi sembra di sentire il buon punk rock di casa Jade Tree – Avail e The Loved Ones in particolare – secondo la personale interpretazione di Mr. Shevchuck. Che non è affatto male.
http://www.mediafire.com/?ifz3oy2ctnd
Mattia
Archiviato in: Recensioni | Tag: emo 90, la morosa parte per la città e tu rimani al mare, last days of august, settembre

Probabilmente se cercherete su google Last Days Of August troverete la non più funzionante pagina ufficiale di questi 5 ragazzi americani ed un cantautore omonimo che fa cose completamente diverse.
Ed invece qui si parla, appunto, di questa band di New York, morta nel 2000 dopo soli 3 anni assieme, che suona simile ai Miles Apart/ultimi Eversor, Get Well Soon e Filmmaker, quindi un emo punk melodico, maturato all’ascolto di Jawbreaker e compagnia bella, con voce potente e spudoratamente malinconico.
Ed è su questo punto che vorrei soffermarmi.
L’ omonimo disco (ed unica registrazione della band) rappresenta perfettamente quel periodo di 6-8 giorni a fine agosto in cui sale quel senso di amarezza e malinconia che fatica ad andarsene; adattissimo per un viaggio di ritorno, magari dal mare, con tanto di finestrino abbassato e coda dell’occhio che mira al sedile del passeggero vuoto, quando fino a qualche giorno prima sedeva un’esponente del sesso opposto ecc ecc.
Le canzoni sono messaggi ben rinchiusi nella forma canzone “ho passato l’estate con te ma ora te ne vai e io rimango qua”, uniti ad arpeggi distorti, batteria pulita e melodie affilate, che fra un “it’s over now” ed un “I miss your hands in mine” si fanno spazio nella mente per renderti l’autunno difficile.
Ci siamo passati tutti, probabilmente. Il sottoscritto di sicuro.
Insomma, il calendario non sbaglia e tantomeno questo disco.
Tenetelo in canna per spararlo in coda sull’autostrada al ritorno dalle vacanze.
http://www.myspace.com/lastdaysofaugust (da cui potete scaricare l’album ed un inedito)
Ghibo
Archiviato in: Recensioni | Tag: agony and irony, alkaline trio, asian man, goddamnit, mike park, pop punk

Gli Alkaline Trio sono un’altra di quelle band che ci piace tanto e da tanto tempo. Se volevi del buon punk-rock melodico agli inizi del Duemila semplicemente non c’era niente di meglio dei loro primi tre dischi e la cosa buffa è che non c’è tuttora. E per forza di cosa gli Alkaline Trio continuano a piacerci tanto, nonostante tutto: perchè Good Mourning sembrava l’inizio di una fine poco decorosa , Crimson è stato la gloriosa rinascita e Agony And Irony si fa rispettare pur perdendo qualche colpo. Tra alti e bassi, quello sì, ma sempre lontani anni luce dallo sputtanamento definitivo: mentre aspetti il loro nuovo disco nemmeno ti passa per la testa che Skiba&co si siano bevuti il cervello e inizino a fare puttanate tipo urlettini sparsi qua e là o altre pacchianerie simili. L’unica cosa a cui pensi è quante canzoni perfette alla loro maniera riusciranno a mettere insieme questa volta. Ve lo dico io, almeno quatro: Calling All Skeletons, I Found Away, Do You Wanna Know? e Into The Night. Il resto del disco mantiene il decoro a parte un paio di episodi, tipo il ritornello un pò idiota di Love Love, Kiss Kiss che poi ovviamente ti ritrovi ogni volta a canticchiarlo.
Per stavolta insomma tocca un pò accontentarsi e non fare troppo i preziosi. In alternativa, nel frattempo, per i più nostalgici – come me – è uscita per Asian Man la ristampa dell’esordio Goddamnit. Il disco sapete già che razza di capolavoro sia. Ora aggiungeteci pure una confezione ben curata, un dvd spettacolare con interviste, live show e tutto il resto, quattro bonus track, un booklet con scritti di Brendan Kelly (Lawrence Arms) e Mike Park. E quest’ultimo che scrive: “just know that Goddamnit is the best record by the best band in the world. For those who disagree, i’m sorry to say you’re wrong.”
Beh, anche se siete wrong vedete di prendervi ‘sta chicca che fidatevi vi procurerà orgasmi multipli.
Mattia
Archiviato in: Recensioni | Tag: braid, clairmel, direction compilation, hubcap, mary me, midwest emo, orwell, polyvinyl, rainer maria, walker

1996 in casa Polyvinyl: il fascino dell’indie-pop è ancora in gran parte ignoto. Quello per l’emo invece è il primo grande amore e non si scorda mai. Per la label dell’Illinois sono gli anni di Braid, Rainer Maria, Kerosene 454 e dei Kinsella ovviamente. Gli anni d’oro insomma, sebbene i successivi siano tuttaltro che disprezzabili.
Tra le altre cose una compilation che è una mappa della scena emo di quegli anni: pochi i nomi davvero noti (Rainer Maria, Braid, Boilermaker), tante tantissime le sorprese, le gemme da riscoprire, i nomi dimenticati.
Proviamo a recuperarne qualcuno in maniera random:
Orwell - la band meno conociuta di Bob Nanna ma per il semplice motivo di aver rilasciato soltanto tre brani in 13 mesi mesi di vita. E’ un pò come se Bob e i suoi amici provassero a suonare emo frignone depresso ma ad un certo punto si rendessero conto che proprio non fa per loro e iniziano a buttare tutto fuori così come viene. Stupendo.
http://www.myspace.com/orwellchicago
Hubcap - restiamo in zona Braid con gli Hubcap: Jay Ryan è stato il primo bassista della band di Nanna, durò circa un anno, giusto il tempo per registrare il primissimo 7” e poco altro. Ora fa il grafico per Queens Of The Stone Age, Sonic Youth, Andrew Bird e altri. Nel mezzo ci sono gli Hubcap, da sempre abbastanza ignorati ma davvero niente male: musica nervosa, suoni spigolosi e istintivi, voce irruenta. Non se ne ha mai abbastanza.
www.myspace.com/hubcrap
No, non sono rincoglionito e non ho sbagliato a scrivere l’url del loro myspace. Sono i ragazzi ad avere il vizio del misspelling in onore del loro album: Those Kids Are Wierd.
Clairmel - se iniziate a spulciare il catalogo No Idea e andate indietro, ma proprio tanto indietro, trovate loro. Il brano nella compilation è una scheggia punk rock contaminata di emo-hardcore anni ’80, rimasugli Dischord e tutto il resto. In realtà erano soprattutto degli adorabili zozzoni punk-rocker che hanno avuto l’onore di dividere uno split con gli Hot Water Music.
www.myspace.com/theclairmels
Mary Me - pure qua ci troviamo Todd Bell e Roy Ewing dei Braid che danno libero sfogo alla loro vena più intima e sentimentale prima di dover aver abbandonare il progetto a causa degli impegni della band principale. Un monicker preso dagli Smiths e dei pezzi pop da far venire i brividi, perchè le ragazzine non ci impazziscono proprio non lo capisco. Seriamente.
Walker - probabilmente il gruppo più cazzone del lotto – insieme ai My Foolish Halo – e soprattutto un ottimo esempio di come si suona pop-punk da ragazzini. Potrebbero essere il gruppo di punta della Drive Thru, invece suonavano una dozzina d’anni fa spargendo perle in una miriade di 7”, cassettine e split vari. Il chitarrista e cantante finì per suonare il basso negli [ache:emelie] che non centrano un cazzo ma è il bello della vita.
http://www.myspace.com/walkerpunk
Ezra Pound - i Rainer Maria hanno una spiccata passione per le citazioni letterarie, questo si sa. Molti meno sanno che anche il primo gruppo di Kyle Fischer seguiva questa buona abitudine: gli Ezra Pound sono una sorta di emo-punk ibridato screamo: sempre potente, a volte urlato, ovviamente melodico. Acerbo e gradevole.
Fracture - loro si possono solo amare. Arrivano all’improvviso e ancora prima di renderti conto di cosa stia succedendo hai già il sorrisone stampato in faccia. Tastierine, vocine e tutte quelle cose là. Sembra un pezzo per bambini ritardati o da cartoni animati giapponesi, sempre che ci sia differenza. Geniali.
Mariner Nine - qualcuno forse li ricorderà per un’uscità su Crank! – uno split con gli Haywood – ma ne dubito. Qua si fanno vivi con un pezzo lento, trascinato, sofferto, di una tristezza infinita con un finale in crescendo che ti uccide. Voce un pò lamentosa per i miei gusti, ma gran gruppo.
http://philae.sas.upenn.edu/music/rock/marinernine/
Prozac Memory - loro sono il gruppo da compilation emo per eccellenza. Li trovate qua ma pure nella mitica (Don’t Forget To) Breathe della Crank! e su Some Ideas Are Poisonous della Ebullition. E fanno sempre la loro sporca figura con un emo punk rock sgangherato e scalcinato. Qualche tempo fa è uscita la loro discografia: acquisto obbligato per questi 3 straight edge che nel 1991 mettono su una band e invece di suonare come gli Earth Crisis iniziano ad inventarsi emo. Tanto di cappello.
http://youtube.com/watch?v=NPa3pI4hcz4
Direi che mi sono prolungato fin troppo. Le band non citate in linea di massima sono state trascurate o perchè mi piacciono troppo o perchè mi piacciono troppo poco. Delle prime forse ne riparlerò, delle seconde sicuramente no. Intanto pigliatevi sta compilation e vedete un pò voi cosa vi piace e cosa no.
hxxp://www.mediafire.com/download.php?lcjz9ygfzww
Mattia
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: correre nudi nella foresta, fottuti geni, freakettoni, islanda, sigur ros

Che vi piacciano o no è un conto. Che siano il gruppo più geniale degli ultimi anni un altro, e non si discute.
Sono abbastanza convinto che tra qualche anno quando ci si interrogherà su chi fosse il gruppo più geniale dei nostri anni le risposte possibili si restringano a tre o quattro. E i Sigur Ros sono in cima alla lista.
Se non la pensate così è perchè dovete ancora capirlo, ma un giorno ci arriverete anche voi, come ci sono arrivato io, in seguito a folgorazione notturna.
Ecco cosa rispondeva il sottoscritto – sciagurato – al collega Adriano che chiedeva lumi sulla bontà del nuovo album dopo appena due distratti ascolti.
Adriano scrive: allora, com’è sto nuovo disco dei sigur ros?
mattia scrive: boh, a me pare un pò na cagata, ma ci metto sempre un mese per capire un disco loro
certo che sono dei coglioni
avevano il loro suono
unico e perfetto, potevano fare altri 24 dischi uguali e tutti li avrebbero adorati a vita
io per primo
cioè, che cazzo vanno a cambiare, a fare puttanate
non che faccia proprio cagare, però non sono più i Sigur Ros
Adriano scrive: eh, valli a capire sti froci senza n’occhio
mattia scrive: ma infatti, saranno sensibili e con la voce da paura
ma di come fare i soldi non capiscono un cazzo
Manco a dirlo, tutte immense stupidaggini.
A spegarvi come suona il disco ormai ci ha già pensato tutto il web e il singolo l’avrete sentito il giusto. Ecco, appunto, il singolo. Voi immaginate di prendere un disco al buio e sentire quella canzone, senza sapere nulla. Lo capisci al volo che sono i Sigur Ros, non hai un attimo di esitazione. Eppure non ci azzecca nulla con tutto quanto hanno fatto prima: cosa sono quelle percussioni folli, ossessive, tribali? Cosa sono quei coretti? Cos’è questa fretta, questa frenesia? E tutto in tre minuti? E’ uno scherzo? Per non parlare di tutta ‘sta gente nuda che corre, maledetti freakettoni io vi odio, vo ho sempre odiato. Però adesso m’è venuta voglia pure a me di correre nudo per la foresta.
Il fatto è che ‘sto benedetto disco è sì diverso dai precedenti e questa cosa ti lascia di sasso, ma è allo stesso tempo diverso da tutta la musica che avete ascoltato. E questo è un dato di fatto. Ora pensate a quante band hanno uno stile UNICO. Non dico personale, dico unico. Bene. Ora pensate a quante band, nella propria carriera, hanno creato due stili UNICI. Visto che ancora state là a spremervi le meningi direi che non c’è nulla da aggiungere.
Geni, fottutissimi geni.
Mattia
Archiviato in: Band del giorno, Recensioni | Tag: A la dèrive, Belle Epoque, Emo, essere una fighetta emo, French, non sapere scrivere, Screamo
Sono sotto esami, quindi colgo al balzo l’occasione per non ascoltare gruppi nuovi (nuovi per le mie orecchie) o dover scrivere le mie solite due-tre cagatelle. Essendo un furbone vi ripropongo una mia recensione sui Belle Epoque pubblicata sulla vecchia versione di “Emotional Breakdown”. Potrete evincere come i miei principali tratti distintivi siano subito riconosciblii:
1. non sapere scrivere
2. essere una fighetta emo
“Se deve esserci anche un solo motivo valido per leggere recensioni su questa webzine, e non cercare la pagina dedicata allo screamo su wikipedia e scaricare random le band lì citate, è il fatto che sull’enciclopedia multimediale più famosa al mondo non leggerete mai “Comprate/scaricate A la dérive, perché se ascoltato in una certa maniera, vi sembrerà che qualcuno vi infili la mano giù per la gola, scenda fino all’intestino per strapparvelo via con forza”. Quindi mettiamo le cose in chiaro: comprate/scaricate “A la dérive”, perché vi sembrerà che qualcuno vi infili la mano giù per la gola e scenda fino all’intestino per strapparvelo via con forza.”
Che vergogna amici.

Questi miei giorni fatti di solo studio hanno fatto si che riscoprissi qualche cd che avevo sparso per casa, i prossimi di cui parlerò sono i Seven Storey Mountain che sono una bombetta, preparatevi.
Adriano
Archiviato in: Recensioni | Tag: kodan armada, louisville hc, pg.99, saetia, Screamo

I Kodan Armada forse non sono né più né meno di altre band del genere quali Saetia o Pg. 99 ma ciò non deve essere preso come una critica ma bensì come un complimento.
Per farla in breve, prendete 5 ragazzi di Louisville (e ci metto la mano sul fuoco che sia un posto noiosissimo), mettete che le morose li hanno mollati e che i genitori li abbiano molestati (ebbene sì), metteteci pure che abbiano ascoltato solo ed esclusivamente bands di Washington per tutto il periodo di luce di quella città e creerete un altro gruppo che dal caos sommato alle tipiche melodie lunghe ed eteree dello screamo ci aggiunge qualche passaggio rumoroso e 5 diverse linee vocali, il cui risultato finale è un disco di 9 canzoni e 7 interludi vocali registrati live che suona come piace a noi.
Come già detto, i Kodan Armada suonano un po’ Saetia, un po’ City of Caterpillar e, azzardo pure, un po’ Hot Cross, con voci disperate, ritmi blast, grandi slide di chitarra ed una potenza collettiva molto notevole.
Insomma, un disco da amanti del genere, e se siete qua di sicuro vi potranno piacere.
hxxp://www.mediafire.com/?bmcmmvr5mjw
Ghibo
Archiviato in: Recensioni | Tag: American Football, Emo, Emo rock, emo-mid 90, get up kids, indie emo, mineral


Arpeggi e emo-midwest fanno per voi? Sbavate con i Mineral, i primi Get Up Kids o i Penfold? Allora gli Empire! Empire! (I Was a Lonely Estate) fanno indubbiamente al caso vostro: buttateci anche un pizzico di American Football ed il gioco é fatto, dei veri e propri gioiellini in stile ‘90.
Dal Michigan con amore, per ora hanno solamente pubblicato un lp, When The Sea Becomes a Giant, ed il 7″ Year of The Rabbit. In entrambi riuscirete subito ad essere ammaliati dalle melodie melanconiche e sognatrici che tanto vi piacciono (o vi fanno schifo? sentitevi i ToKill allora) - insomma il classico gruppo da serate invernali.
Lo so, é appena iniziata l’estate e non vi biasimerei se invece di provare gli E!E! vi buttaste su qualcosa leggermente più frizzante e spensierato; ma dategli una chance e semmai rispolverateli fra qualche mese.
When the Sea Becomes a Giant: Qui
Year of the Rabbit: Qui
Supportate comprando i dischi Qui: (UK)
Matteo

Dopo Emo Apocalypse e Emo Armageddon ecco qui un’altra compilation di gruppi screamo, skramz, kittencore, heartcore (chiamatelo come cavolo vi pare) prodotta dalla Emuzah. Fra i tantissimi nomi ecco spuntare i Suis La Lune, Enoch Ardon, i nostrani Violent Breakfast, What Price, Wonderland?, Adorno, Quiet Steps, e così via. Un ottimo mix di gruppi frenetici ad altri più melodici, oltre alla possibilità di conoscere quelli emergenti come Followed By 37 Seconds of Happiness o gli inglesi Mesa Verde. Fantastico il packaging (che potete vedere qui), come del resto per tutte le uscite di questa piccola etichetta tedesca, che potete trovare al seguente indirizzo anche per comprare il cd, limitato a 200 copie:
http://www.myspace.com/emuzahrecords
Tracklist:
Part One:
01. Noisy Sins of the Insect - Open Arms Revenge
02. Mesa Verde - M.R.B.
03. I Not Dance - What is Real
04. Mr. Willis of Ohio - Sterbende Seele
05. La Peste - Hippie de Mierda
06. Emmys Empire - Ich Bin Wohl Schon Ein Idiot
07. Suis La Lune - A Letter - A Void
08. Harasser - Encountering Mountains
09. Dominic - Eye for An Eye
10. Marschak - Oktober, 23rd
11. Orlacs Haende - Hiding Hurts As Much
12. Killeur Calculateur - Amazon
13. Enoch Ardon - Iceberg
14. Violent Breakfast - Acqua et Sole
15. This Day Will Burn - Alpha Romeo
16. What Price, Wonderland? - Staring At a Pair of Soldiers in a Shit Cave (Live)
17. Lhomme Puma - Votre Regne Sacheve
18. The Black Heart Rebellion - Silhouette
19. Thema Eleven - The Wires
20. Men As Trees - Come Outside and Warm Yourself By the Wolfs Sun
Part Two:
01. 10-Year Old Wala - Autumn Beauty
02. My Precious - Bliss
03. Tigers Are Out, Bears Are In - Clem and Jody Sweep in Dressed Like the Capitalist in a Communist Mural
04. Skt. Conrad - En Evig Cyklus Af Liv
05. Fortunae Verbera - Eternity
06. Adorno - Fetishized Facts
07. Swallow! Swallow! Splinter! - Hypertonia Broadcast
08. You Are in My September - I Dont Believe
09. Rivers - I Wish
10. Umealven - The Destruction of the Sky
11. Hiro - La Manipulation des Corps
12. May - Leben Auf On
13. Loathus - Lets Give a Warm Welcome to the End of the World
14. With Engine Heart - Losing Sleep
15. The Monaco Heartattack - Rip Off Inc.
16. 3 Segundos Antes da Queda - Saudade
17. Dying in Motion - Im Kreis
18. Followed By 37 Seconds of Happiness - The Linedancer
19. Quiet Steps - Why You’re Living
Pt1:hxxp://massmirror.com/80bc8aa3db68e0835cace2029f009077.html
Pt2: qui
Matteo
Archiviato in: Recensioni | Tag: jakarta, Pioggianicotina, sharesprings, shoegaze, yolatengo

Scoperti quasi per caso, questi Sharesprings di Jakarta entrano nella mia discografia personale con un demo di 3 canzoni sullo stile degli Yo La Tengo, imbastardito con un suono in bilico fra 80 e 90, rumoroso, sognatore e pop quanto basta.
Forse navigo troppo nel mio parere personale, ma questi pochissimi pezzi dal mood per lo più malinconico sembrano essere perfetti per la giornata di oggi, ergo pioggia, pioggia e ancora pioggia: Ceiling Blossom nel suo ricordare molto vagamente i Joy Division è lo starsene seduti alla finestra mentre fuori tutto sembra allagarsi, Fix Your Eyes On è la rappresentazione delle ultime gocce mentre Unclouded è l’alzarsi dalla sedia e uscire per strada serenamente, libero dalle intemperie.
Magari il mio è semplice entusiasmo di aver trovato il disco della giornata, ma questo demo mi sembra fantastico.
Per ascoltarli: hxxp://www.mediafire.com/?5zmbjltjdbe
Ghibo
Archiviato in: Recensioni | Tag: Deep Elm, Emo Pop, Parliamo anche di dischi che non ci fanno sembrare figh, Ride Your Bike

C’è stato un tempo in cui sapevi per certo che se ti perdevi una qualsiasi uscita Deep Elm stavi facendo del male a te stesso. E questo valeva fino a tre o quattro anni fa, mica decenni addietro. Poi sono iniziate a girare strane idee per la testa di John e Chuck, strane voglie di voltare pagina anche e soprattutto per la paura di rimanere schiacciati dal trend emo. Allora basta Emodiaries e largo a giovani bizzarri, gente più (Moving Mountains, Latterman) o meno (Free Diamonds, Track A Tiger) brava, ma che poco ha da spartire con il classico suono Deep Elm. E negli ultimi mesi è difficile trovare qualcosa di davvero buono. Forse la cosa migliore rischia di essere proprio il dischetto di questi Ride Your Bike, ovvero emo-pop-rock che ci avrebbe con tutta probabilità mandato in brodo di giuggiole ai tempi di Dial In Sounds, di Bleed American e del primo Dashboard Confessional.
Per quanto mi riguarda, gli Sherwood sono stati il canto del cigno di questo emo-pop-rock anche se questi giovanotti qualche pezzo più che carino lo sanno mettere assieme giocando di fino tra ritornelli zuccherosi il giusto e arrangiamenti gustosi. E pezzi come Sticks and Stones e This Car Is Hot as Hell non si sentivano da tempo. Ma più che altro i Ride Your Bike non fanno che ricordarmi quanto eravamo belli, giovani, innocenti e inebetiti cinque o sei anni fa. Che a pensarci bene è un effetto collaterale che rende l’ascolto molto più emo di quanto in realtà non sia. Se avete voglia di una bella botta di malinconia – ma di quella proprio idiota, adolescenziale fino al midollo – eccola servita.
Qua c’è il loro myspace ma, un consiglio sincero: non ci andate. O se ci andate non credete a nulla, ma proprio nulla di quello che c’è scritto. No, non assomigliano a Cat Stevens, fidatevi.
Mattia

Non c’é niente di meglio di un gruppo che sa veramente fare gli arpeggini “emo” bene come i This Town Needs Guns: sembra veramente essere di nuovo nel ‘98.
Owen, American Football e Joan of Arc sono i tre gruppi che dettano maggiormente lo stile di questi ragazzi inglesi - ma non sorprendetevi se a volte sentirete anche qualche tocco post-rock magari degli Explosions in The Sky (come in It’s Not True Rufus, Don’t Listen To The Hat - ovviamente il paragone va preso con le pinze). Tutto sembra quasi troppo perfetto, a partire dalla voce dolce del cantante, che si adatta benissimo sia ai momenti più ritmati che quelli simil-cantautoriali del buon vecchio Mike Kinsella. Una produzione cristallina mette in risalto i numerosi strumenti, fra cui un dolcissimo pianoforte che abbellisce ancora di più queste piccole poesie. I testi sono particolarmente originali; ma basta anche leggere i titoli per vedere che i TTNG non sono un gruppo da rima sole-cuore-amore.
Una delle migliori uscite del 2008 per me, almeno nel campo indie/emo rock, o di quello che ne é rimasto.
Ascolta:
hxxp://www.shareonall.com/This_Town_Needs_Guns-This_Town_Needs_Guns-2008-BUTT_vwub_zip.htm
Compra:
http://www.yellowghostrecords.com
Matteo