Emotional Breakdown


Sea Of Cortez o di come riconoscere la buona musica
Marzo 4, 2008, 7:12 pm
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Un ottimo modo per farsi un sano e fondato pregiudizio su una band è valutarla ad orecchie tappate, esclusivamente sulla base del nome. Diciamo che può essere un primo livello di scrematura decisamente utile quando vi trovate a bazzicare tra myspace, last.fm e blog assortiti per evitare di perderci sopra i migliori anni della vostra vita. E per sveltirvi l’incombenza vi forniamo un utile e dilettevole vademecum:

1. Nomi composti da più parole, meglio ancora se fraseologici e particolarmente evocativi. Si va dall’immortale Suny Day Real Estate al capolavoro Planes Mistaken For Stars ai melodrammatici I Would Set Myself On Fire For You e Love Lost But Not Forgotten. Da saltare a piè pari chi si presenta con monicker sentenziosi, peggio ancora se preceduti da articolo determinativo.

2. Rigorosa assenza di riferimenti temporali quali nomi di giorni, mesi, stagioni. Sono ugualmente banditi i termini: blood, sky, heart e verbi quali love, hate, cry, burn e similari.

3. Citazioni letterarie o cinematografiche segnano decisamente il salto di qualità. Punti bonus per autori esistenzialisti, romanzieri americani, registi indipendenti stile Sundance. Il segreto è indovinare la citazione di culto ma non eccessivamente elitaria.

4. Fare molta attenzione a punteggiatura e segni grafici particolari. Parentesi, punti esclamativi, codici numerici, maiuscole alla cazzoe quantaltro sono messaggi satanici in codice per metallari incalliti. Non roba che fa per voi, statene alla larga.

Ora, proviamo un’applicazione pratica. Prendete i Sea Of Cortez. Tre parole, nessun termine messo all’Indice, nessun virtuosismo grafico e – tocco di genio finale – doppia citazione letteraria: di Steinbeck il nome della band, di W.H. Auden quello del disco (Age of Anxiety). Direi che ci siamo, si possono ascoltare.
E infatti, tutto torna: un gruppo della Madonna che riprende quel particolare stile di emo-core tutto nervi che fu di Unwound prima, Maximillian Colby, Four Hundred Years e Sleepytime Trio. Uno stile che si è perso nel tempo (qua siamo alla fine dei ’90) fino quasi a scomparire: un vero peccato perchè è forse uno dei pochi modi di suonare emo senza essere strettamente sentimentale. Piuttosto angosciato, di quell’angoscia che ti da il senso del tormento, del dimenarsi in trappola, dell’essere sotto scacco. Siamo d’accordo, non il massimo dell’allegria ma quella cercatevela da altre parti: qua ci trovate un modo piuttosto insolito di esprimere lo stesso malessere trasversale alla scena emo. Peraltro con una dozzina di brani che sono una collanina di perle.

Notizie su internet meno di zero ma qualche anima pia si è presa il disturbo di rendere disponibile il dischetto: www.mediafire.com/?71xnn10zsfi
(link di http://metrosea.blogspot.com )

Mattia