
Se avete una discreta confidenza con la musica rock sperimentale e d’avanguardia di questi ultimi anni il nome dei Cerberus Shoal non dovrebbe suonarvi affatto nuovo. Anzi fareste proprio bene a chiedervi cosa diavolo ci faccia una band con undici full lenght all’attivo in questo blog. Voglio dire: un gruppo emo che sta assieme quasi quindici anni e fa unidici dischi? Ma scherziamo? E infatti i Cerberus Shoal attualmente non sono un gruppo emo e forse non lo sono mai stato. Ma questo esordio datato 1994 è un miracolo di post-rock primordiale, figlio diretto dell’hardcore evoluto. Un incanto di arpeggi, rarefazioni, rallentamenti e esplosioni. Con una voce che più emo di così non si può. Per carità, i riferimenti a Slint, Rodan, Tortoise e compagnia sono d’obbligo ma ancora più vicino, a tenersi per manina, ci stanno Indian Summer e Still Life e Dio solo sa quanto geniali sono stati questi musicisti. Gente avanti di anni sull’emo, sul post-rock, gente che aveva capito tutto e dimenticata perchè troppa gente non capisce nulla. La saga di questi due fantastici modi di far musica che vanno a braccetto sarà poi ripresa in maniera splendida da altre menti illuminate – American Football, Appleseed Cast, Envy, City of Caterpillar tanto per buttare qualche nome – ma non è azzardato dire che tutto inizia da qui. E non solo cronologicamente. Perchè in un brano come Breakway Terminal Cable c’è già tutto e di più, poco più di otto minuti che toccano tutte le corde emotive che la musica può toccare. E lo fa con quel suono secco e caldo di un disco di quattordici anni fa: la batteria che sovrasta, la voce che strilla per farsi rispettare, gli strumenti che litigano tra loro e i frusci del vinile. Pura magia e incanto.
Già l’anno successivo per i Cerberus Shoal ci sarà il disco della prima di tante svolte, sempre ad anticipare i tempi, mai ad inseguirli. Noi, come avrete intuito, del tempo tendiamo a fregarcene e la bellezza di un disco del genere pure: non si fa minimamente scalfire dalle tante cose belle e brutte venute dopo, rimane impassibile a predicare Musica con umiltà e occhi bassi a pochi intimi come un anziano maestro zen.
Convertiamoci tutti.
Mattia
Posted by Matteoebd on Febbraio 27, 2008 at 12:27 pm
fighi. pero’ sinceramente io ho solo questo e forse quello dopo, gli altri li ho snobbati/mai scaricati…ero sicuro poi fossero sciolti
ma erano tedeschi o sto dicendo una cazzata?
Posted by mattiaebd on Febbraio 27, 2008 at 1:04 pm
sono di portland
cmq beh in ottica emo i primi due sono gli unici interessanti…i lavori dopo sono molto sperimentali…roba weird..
Posted by Quello lo on Febbraio 27, 2008 at 2:22 pm
Roba sul web… vabbè me li cerco io
Posted by Matteoebd on Febbraio 27, 2008 at 3:16 pm
ha ragione!
Qui:
http://www.northeastindie.com/cs/sounds.htm
Posted by Quello lo on Febbraio 27, 2008 at 4:07 pm
ho visto qualcosa su youtube… so dei pazzi XD
Posted by Carlo Pastore on Febbraio 27, 2008 at 4:11 pm
Avendo visto quello che “quello” (quale mirabile giuoco di parole) ha scritto, è palesemente un fan dei Lost.
Come me quindi, eh sono italiani. Qua la mano, cumpà!
Posted by Quello lo on Febbraio 27, 2008 at 5:05 pm
ah si?
Posted by Carlo Pastore on Febbraio 27, 2008 at 6:51 pm
c’hai il senso dell’umorismo di un porcospino eh..
Posted by Quello lo on Febbraio 28, 2008 at 2:39 pm
no io non ce l’ho, però noto con piacere che siete tutti ospitali XD
Posted by mattiaebd on Febbraio 28, 2008 at 6:05 pm
sì però tu renditi conto che stai parlando con carlo pastore, voglio dire. goditi quest’onore senza tante storie.
Posted by Quello lo on Febbraio 28, 2008 at 7:30 pm
Ok tenetevi stretto a carlo pastore allora