Miracoli d’altri tempi: fare emo-hardocre, farlo bene, credibile e senza strillare come matti. Ora, non che abbiamo qualcosa contro gli urlatori patentanti però ogni tanto qualcuno che si ricordi che non sono le urla l’unico antidoto allo stereotipo emo-frignina non può che farci piacere. Ad esempio questi Thirty3, devastante trio dall’Oregon titolare dell’incendiario Ether, disco che ti fa capire che il signor Richter inventò la sua benemerita scala per misurare fenomeni di questo tipo. Ether è l’Etna che erutta infuocate lacrimucce emo, una forza della natura, la tempesta perfetta in cui annegare e mica tanto dolcemente come diceva quell’altro. Anzi, a giudicare dalla furia che ci mettono i ragazzi la faccenda sembra piuttosto travagliata e combattuta.
Musica di puro cuore che mette assieme tanta altra gente particolarmente appassionata che già dovreste venerare se bazzicate per queste pagine. Per dire, c’è il buon emo-punk dei Samiam, quello inconfondibile degli Hot Water Music ma anche il punk-e-basta dei Lifetime e soprattutto l’energia dirompente di Grade e illustri compari (primissimi Boy Sets Fire, volendo). Un guazzabaglio tanto inebriante che ci piacerebbe eleggere i Nostri a paladini dell’emo nel Nuovo Millennio se non fosse che – oltre ad essersi sciolti pochi mesi fa – loro emo ci si sentono ben poco e preferiscono frequentare gente in cappellino da baseball che gira in skate come gli Zebrahead. Si avete ragione, potevano scegliersi compagnie migliori. Però tutto sommato dove soltanto ascoltare i loro dischi, mica uscirci insieme la sera. Non fate gli schizzinosi, dai.
Qui un paio di link utili:
www.myspace.com/thirty3
www.last.fm/music/Thirty3
Mattia
Si, ormai la notizia é confermata: la NewsCorp di Murdoch ha deciso di comprarci, e quindi ci diamo anche alla televisione. Metteremo pubblicità della Tim con De Sica e quant’altro di peggio possiate immaginare (si, intendo Anna Tatangelo).
Nel frattempo beccatevi il video di Saturday dei Christie Front Drive presa dal loro reunion show di qualche mese fa (Settembre se non erro) a Denver, Colorado.
Matteo

Se avete una discreta confidenza con la musica rock sperimentale e d’avanguardia di questi ultimi anni il nome dei Cerberus Shoal non dovrebbe suonarvi affatto nuovo. Anzi fareste proprio bene a chiedervi cosa diavolo ci faccia una band con undici full lenght all’attivo in questo blog. Voglio dire: un gruppo emo che sta assieme quasi quindici anni e fa unidici dischi? Ma scherziamo? E infatti i Cerberus Shoal attualmente non sono un gruppo emo e forse non lo sono mai stato. Ma questo esordio datato 1994 è un miracolo di post-rock primordiale, figlio diretto dell’hardcore evoluto. Un incanto di arpeggi, rarefazioni, rallentamenti e esplosioni. Con una voce che più emo di così non si può. Per carità, i riferimenti a Slint, Rodan, Tortoise e compagnia sono d’obbligo ma ancora più vicino, a tenersi per manina, ci stanno Indian Summer e Still Life e Dio solo sa quanto geniali sono stati questi musicisti. Gente avanti di anni sull’emo, sul post-rock, gente che aveva capito tutto e dimenticata perchè troppa gente non capisce nulla. La saga di questi due fantastici modi di far musica che vanno a braccetto sarà poi ripresa in maniera splendida da altre menti illuminate – American Football, Appleseed Cast, Envy, City of Caterpillar tanto per buttare qualche nome – ma non è azzardato dire che tutto inizia da qui. E non solo cronologicamente. Perchè in un brano come Breakway Terminal Cable c’è già tutto e di più, poco più di otto minuti che toccano tutte le corde emotive che la musica può toccare. E lo fa con quel suono secco e caldo di un disco di quattordici anni fa: la batteria che sovrasta, la voce che strilla per farsi rispettare, gli strumenti che litigano tra loro e i frusci del vinile. Pura magia e incanto.
Già l’anno successivo per i Cerberus Shoal ci sarà il disco della prima di tante svolte, sempre ad anticipare i tempi, mai ad inseguirli. Noi, come avrete intuito, del tempo tendiamo a fregarcene e la bellezza di un disco del genere pure: non si fa minimamente scalfire dalle tante cose belle e brutte venute dopo, rimane impassibile a predicare Musica con umiltà e occhi bassi a pochi intimi come un anziano maestro zen.
Convertiamoci tutti.
Mattia

Trovare informazioni sui Kolya sul web é impossibile, l’unico risultato della ricerca é un film Ceco del ‘97, dal quale sicuramente hanno preso il nome; racconta la storia di un violinista che si ribella contro i Russi, ma che poi in fondo non se la passa tanto bene, perdendo lavoro, cari etc etc. Due 7″ ed un lp uscito sull’immensa Caulfield Records (che ricordiamo fu fondata dal 17nne Bernie McGinn, cantante dei Sideshow e successivamente Luck of Aleia) sono tutto ciò che comprende la loro discografia, poi il nulla.
Abbiamo parlato spesso e volentieri di cloni della famiglia Kinsella, ebbene ora ci spostiamo sugli altrettanto importanti Leo; si sente lontano un miglio l’impronta dei The Van Pelt e Native Nod su qualsiasi canzone dei Kolya, sia nelle chitarre emo/math, sia nello stile nevrotico e confusionario del cantato. Molte parti strumentali che ricordano Sultans of Sentiment, ma volendo essere anche eretici si può azzardare anche un lontano paragone con i Saetia, forse più vicini se si pensa all’atmosfere ed alcune parti urlate.
Va detto però che queste somiglianze il disco sembra mischiarle molto bene, mettendo qualche tocco personale qua e là e condendo il tutto con una produzione degna del suono Caulfield (e del genere); rozza ma non troppo.
Pagherei oro per vedere un gruppo del genere al giorno d’oggi, e mi rincuora soltanto il fatto che siano tornati insieme gli Spy Vs. Spy che in fondo anche loro non sono lontani da questo stile.
Tra l’altro il cd é ancora reperibile se cercate su Amazon.com, dove lo presi qualche anno fa; prima però potete sentire qualche pezzo sul myspace (non gestito da loro obviously)
http://www.myspace.com/kolyaband
Matteo
Archiviato in: Recensioni | Tag: Sperimentale, Emo, indie rock, Math, 2 bassi

Provate a nominare 3 gruppi un cui ci siano due bassisti e non vi sia traccia di voce.
Una volta trovati i primi due fermatevi, schiacciate play e aggiungete i Jacob And I al terzo posto, i quali, appunto, sfidano le leggi “pop” della formazione tipo con l’atipico trio strumentale privo di chitarra/e.
Trattasi di Indie Rock (con maiuscole d’obbligo, perché è quell’indie rock), Emo di fine ’90 e una trama matematica ad orchestrare il contenuto di Shadout Mapes Ep, prima uscita del trio di Charleston, South Carolina.
Prima che lo si chieda, il termine sperimentale inserito nelle tag è indispensabile. Ma sarebbe bello sapere come i posteri potrebbero catalogare il qui proposto talentuoso mix di atmosfere ala Goodspeed You Black Emperor, ritmi obbligatoriamente dispari, controtempi legati alle linee melodiche dei due bassi, con (forse esagerando) un po’di Kinsella nel gusto ed un limite che non supera i 3 minuti di lunghezza per canzone.
I tre, di cui uno si chiama Jacob, alternano momenti più incalzanti a raffinatissimi stop and go e classici passaggi più tranquilli, senza la minima difficoltà nell’unire omogeneamente ogni fattore rendendo un lavoro magari pronto ad una sola valutazione tecnica qualcosa oltre al godibile, senza il minimo peso dell’assenza di strumenti “più usuali”.
Tecnica che si pone oltre al bianco e nero, che attinge a poche risorse ma che crea un bell’effetto di movimento, questa è l’idea che mi hanno dato le 4 canzoni dell’ep.
Come se fosse una passeggiata che aumenta di ritmo fino alla breve corsa finale e allo stop per respirare profondamente.
E se siete stufi di drone, Battles, matematica sì ma un po’ così così, vocoder, tecnica fredda e troppi effetti approfondite che è meglio.
Myspace : http://www.myspace.com/jacobandi
Per scaricare l’ep: http://www.virb.com/jacobandi
Ghibo
Archiviato in: Band del giorno | Tag: 90's emo, british emo, Ebullition, Emo
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Se vi mettete a sfogliare il catalogo Ebullition uno dei nomi che meno salta all’occhio è proprio quello dei Manrae. I motivi posso essere diversi, certamente il fatto che siano inglesi e abbiamo fatto uscire soltanto un 7” nel 1995 sono due indizi da non trascurare. Poi ci sarebbe anche da dire che non è proprio il classico suono Ebullition – quello che abbini a Orchid, Portraits Of Past e compagni – ma qualcosa di meno strillato, più introverso e intimamente sofferto. Insomma, cose da inglesi, piovose e umide. E se pensate ai Bob Tilton non avete proprio torto.
Per dire, se avete presente l’incipit di “Eveline” di Joyce, quando lei se ne sta con il naso incollato alla finestra a guardare e ricordare i posti della sua infanzia, ecco secondo me alle sue spalle ci starebbe divinamente un grammofono che trasmette i Manrae. Malinconici sì, ma ancora combattivi, pieni di speranza, pronti alle sfide impossibili e consapevoli dell’imminente sconfitta.
Poi se siete emo per davvero il 7” Pacata Hibernia ve lo andate a cercare anche in capo al mondo per avere l’originale perchè dentro ci trovate forse la miglior poesia a firma Ebullition. Una cosa mielosa sulla gente con il cuore di pietra ma anche la pietra si può rompere che se ci fosse un’antologia letteraria emo starebbe in copertina. E tanto per rimanere in tema: spesso si sente citare la famosa frasetta “make a sentence of your splendid outrage”. La trovate a campareggiare su siti, community e pagine myspace dei personaggi più improbabili. Ecco, sarebbe il verso iniziale di Mr. Leucther, l’opener del sette pollic, ma non fategliene una colpa.
E se non vi fidate sulla parola nel link qua sotto trovate altri tre brani – uno preso da una vecchia compilation, gli altri due completamente inediti – che completano la loro striminzita discografia.
http://www.mediafire.com/?czi5zdgmxjr
Qui invece la paginetta myspace e pure qua qualcosa di interessante lo trovate: http://www.myspace.com/manraeband
Mattia
Archiviato in: Mixtape, Rubriche | Tag: Emo, Emocore, hard-core, Indie, Mixtape, Punk Rock, Screamo

Cassette 1 - Cd 0
Ecco alcuni dei nostri ascolti che vogliamo proporvi questa settimana. Potete scaricare ogni lato della cassetta cliccando sul link.
Commenti, consigli ed insulti come sempre sono ben accetti.
Lato A: (Matteo)
01 - Jawbreaker - Chesterfield King
02 - Christie Front Drive - Instant Romance
03 - Baby Harp Seal - Fully Transistorised
04 - The Moirai - Empathy For Your Enemy, Hostile To The Helpless
05 - Spy Vs. Spy - Twenty Year Old Boy With Ten Year Old Cuts
06 - Broken Hearts Are Blue - Gettin’ Over My Sassy Self
07 - I Have Dreams - Countless Rooftops
08 - K.C. Milian - Your Carpet Is My Ceiling
Link: Qui
Lato B: (Adriano)
01 - Latterman - Water Manes At The Blocks End
02 - Algernon Cadwallader - Breath Wish
03 - Jeromes Dream - And Just Like That The Year Is Gone
04 - Kwakiutl Cannibal Society - Gold Bars Discovered By You
05 - Jose Gonzalez - Teardrop
06 - Suis la lune - A letter a void
07 - American Football - I’ll See You When We’re Both Not So Emotional
Link: Qui
Archiviato in: Words | Tag: Punk Rock, Fumetti, Strip, Webcomic, Mitch Clem, Nothing Nice To Say
Capiterà ogni tanto che, invece di scrivere di irrintracciabili 7″ usciti nel 1998, vi ammorberemo (ma tral’altro siamo letti? ancora non l’ho ben capito) anche con altra robaccia che a noi pare d’importanza vitale.
I fumetti. Ecco, diciamo che io vado pazzo per i fumetti con i tipi in calzamaglia con i super poteri e per tutte quelle altre cose che mi rendono difficilissimo fare del sesso (cit), ma, almeno per ora, non vi parlerò di loro (però in verità vi dico, che reputo privo di buon senso chiunque non abbia letto almeno un numero di Batman).
Nothing Nice To Say è una strip(web)comic che ruota tutto attorno il mondo del punk rock americano visto attraverso gli occhi di due ragazzi di Minneapolis, il tutto ovviamente in modo ironico, irriverente e molto pungente. I due protagonisti sono Blake (ovvio il riferimento al cantante dei Jawbreaker, di cui sono gran fan lo stesso personaggio e l’autore Mitch Clem) e Fletcher.
Blake il lato razionale del duo, oltre a rifarsi, come già detto, a Blake Schwarzenbach, è sopratutto l’alter-ego del suo stesso creatore Clem, di cui condivide spesso le opinioni e anche i gusti musicali. Venera i Jawbreaker e la figura di Henry Rollins , per cui ha innalzato un piccolo altare.
Fletcher invece rappresenta il lato irrazionale e sovversivo. Ama il punk hc degli anni 80′, è misogino, integralista, maleducato e tante altre cose simpatiche che lo rendono adorabile.
Ci sono anche altri personaggi minori come l’immancabile emokid, Phil, di cui ho diligentemente tradotto una strip a lui dedicata. (cliccate) Lagnoso fan dei Get up kids, sempre pronto a lamentarsi, è spesso preso di mira da Blake e Fletcher.
Nothing nice to say ormai esiste da 6 anni ed ha dato vita ad un vero e proprio culto. Nonostante la crescente popolarità, Mitch Clem solo da poco è riuscito a vivere di soli fumetti, non troppo tempo fa lavorava da Starbucks come commesso. Suona il basso e canta in una punk rock band di nome Save Help (a me piacciono pure parecchio).
Nothing Nice To Say: http://www.mitchclem.com/nothingnice/
Mitch Clem:http: http://www.mitchclem.com/
Save Help: http://www.myspace.com/sendhelptx
Adriano
Archiviato in: Band del giorno, Rubriche | Tag: Emo rock, spy vs spy, the casket lottery
Ho come questo presentimento che i The Casket Lottery non li conoscano in molti, e la certezza che in tal caso, chiunque (sia grandi che piccini) debba rimediare immediatamente.

Spesso si parla di gruppi più o meno sconosciuti, ma fra questi sono veramente pochi che meritano un posto nella storia della “scena”; per me i TCL dovrebbero avere ricevuto la stessa attenzione che hanno avuto i The Get Up Kids, e non perché in un modo o nell’altro sono gruppi molto simili musicalmente, ma perché in ognuno dei loro quattro dischi hanno sempre cercato di portare qualcosa di nuovo all’emo rock. Siamo onesti, non che sia stato facile distinguersi in quello che é un genere molto attaccato alla propria tradizione, ma basta sentire Survival Is For Cowards per rendersi conto che in fondo la vera arma segreta di questi ragazzi é stata la semplicità ed il 100% di passione di ogni singolo pezzo. In breve? Esattamente a metà strada fra i primi TGUK e gli ingelsi Spy Vs. Spy, anche se un pò più puliti e precisi.
Ovviamente si sono sciolti qualche anno fa senza dare alla luce nuovi progetti, ma lasciando un’eredità a dir poco ingombrante che sembrano aver raccolto gruppi come Park e soprattutto Outsmarting Simon (in particolare nel loro secondo disco, Stand Up Straight).
Perché voglio parlare dei Spy Vs. Spy? Bè prima di tutto perché secondo me sono fra i migliori gruppi emo/post-punk della storia, punto. Il secondo motivo é che sono tornati insieme da qualche mese (se non erro si sciolsero circa otto anni fa) e che é
appena uscita la discografia su cd (double-disc). Parlare dei loro pezzi é qualcosa di incredibilmente difficile per me, in quanto credo ci sia molto poco da dire oltre al fatto che sfiorano la perfezione: nè troppo malinconici, nè troppo sdolcinati e mai banali. Domanda imbarazzante: Little Lights o Spy Vs. Spy (EP)?
Probabilmente se costretto sceglierei l’Lp, ogni volta che sento le prime note di Red Cars Go Faster e Twenty Year Old Boys With Ten Year Old Cuts inzio lentamente a sciogliermi - ma anche Game Ruiner dell’Ep é semplicemente qualcosa di incredibile.
Matteo
Apre le danze una lunga introduzione strumentale, contornata da un canto melanconico di tromba ed una chitarra che gli fa il verso a bassa voce - dopo due minuti ecco l’esplosione della batteria e della rabbia di Andy (ricordiamo che é il cantante dei mitici The Saddest Landscape). S’intitola Mercy, You Sold Us Out This time & Our Love is Ours To Define e dura la bellezza di sei minuti; sei minuti di violenza musicale e di strazio emotivo, quello strazio che echeggia urla pregne di passione e disperazione di cui non stancheremo mai di saziarci. E’ un pezzo diverso dai soliti dei Her Breath On Glass, che nel loro precedente lp del 2007, Monuments To Survival potevano sembrare avere uno stile più minimalista e “leggero” rispetto a quello del gruppo gemello, i TSL perl’appunto. Questa volta il pezzo coinvolge ed ipnotizza con un intreccio di chitarre quasi puntigliose, un risultato molto soddisfacente perché completatato da un altro minuto di arpeggi finali che funzionano da sviolinata finale quasi commovente.
Se parliamo della Francia come tutti sanno parliamo di quella che é la patria del miglior screamo moderno. Spesso quando si parla di questi gruppi nascono paragoni con i seminali Mihai Edirsh, che nel secondo ed ultimo pezzo presente nello split rinascono grazie ai Sofy in una veste più dura ed aggressiva, potremmo dire quasi rumorosa. Si sente che c’é ancora molto lavoro da fare, la semplicità del pezzo e l’ossessiva ripetizione di alcune melodie lascia un pò perplessi, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che ne risentiremo parlare presto, magari con qualche canzone in più da mettere sotto i denti.
Archiviato in: Recensioni | Tag: American Football, Cap'n Jazz, Emo, Indie, Kinsella, La ragazza che ti lascia, La ragazza che ti ripiglia, La vacanza insieme ai tuoi migliori amici, Primi baci

Ok, sto facendo indigestione di Kinsella rip-offs, ma è come una droga, non fatemene una colpa. In più non ho alcuna intenzione di disintossicarmi, quindi è inutile anche parlarne.
Tu, giovane lettore, mettiamo il caso che volessi sintetizzare la tua giovinezza con il susseguirsi di una serie di immagini significative. Che ne so, il primo bacio, la gita di terza media, la prima sbronza, la prima volta con il cuore spezzato, la prima volta che avete vomitato sulle vostre scarpe(a qualcuno queste cose sono successe tutte nella stessa medesima serata), il primo concerto, la prima volta che avete avuto paura, la prima volta che avete guidato etc etc. Il tutto montato come se fosse uno di quei terribili film o telefilm per adolescenti, ove solitamente quando si ripercorrono le vicessitudini del protagonista si riesuma qualche pezzo del povero Jeff Buckley. Bhe, partendo dal presupposto che credo di capirne di più degli autori di film e telefilm per adolescenti, se voleste seguire un mio consiglio, sul vostro montaggio metteteci “Breath wish” di questa band di Philadelphia dal nome di non facile pronuncia. E allora, cazzo, anche la vita più insignificante potrebbe fare la sua porca figura.
Melodie da pelle d’oca, quella voce un pò “così” (qui il plagio è da denuncia in effetti), una tromba che fa capolino qui e lì, insomma, abbiam capito dove si vuole andare a parare no?..Ok American Football e Cap’n Jazz scuoteranno le loro testoline da lontano nel vedere che ci sono bands che si limitano alla pura copia calligrafica , ma io faccio finta di niente e intanto mi immergo nella nostalgia.
Qui ascoltate: http://www.myspace.com/algernoncadwallader
Adriano

Li ho scoperti quasi per caso questi giovani scozzesi e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso. Non si vergognano di mostrare le proprie influenze musicali, At The Drive-In in primis, però dimostrano di avere una buona tecnica senza strafare in virtuosismi eccessivi e anche un buon gusto per le melodie che fanno di questo loro EP un lavoro onesto, semplice ma efficace.
In questi 5 pezzi i Thisfamiliarsmile cercano di scoprire in parte le proprie carte, mostrando quali solo le proprie capacità senza però sfruttarle ancora pienamente: c’è spazio per momenti più melodici come in “Rutherford Split The Atom”, altri dove si schiaccia di più il piede sull’acceleratore senza però esagerare, con un alternative-rock che più si avvicina all’indie che all’hardcore.
Ci sono anche i 6 minuti di “For Me Paris Was Always A Spectator Sport”, la canzone forse più sperimentale e coraggiosa di questo minidisco, nonchè la migliore a mio avviso in cui anche il cantante David sembra dare il meglio di se.
Certe reminescenze di Glassjaw e 36Crazyfists vengono decisamente a galla nei versi e nell’uso della voce, sofferta e malinconica nei momenti più pacati ma versatile quanto basta a donare particolarità ad ogni pezzo, anche se non si può certo parlare di plagio o imitazione avendo sentito ben di peggio di questi tempi ( non so se avete presente i Secret Lives Of The Freemasons).
“What Kind Of Monster Am I?” è dunque questo, può piacere e non piacere ma in ogni caso un ascolto a mio avviso se lo merita tutto.
www.myspace.com/thisfamiliarsmile
Nicolò

Oh, mettiamo le cose in chiaro, se non vi piacciono i Far Apart non vi voglio neppure conoscere, eh! No, non è una buona scusa che è roba di dieci anni fa, svedese, poco conosciuta e introvabile, non me ne frega nulla. Anzi, sono tutte aggravanti, questo è pane per i vostri denti. E comunque io ste cose le dico per voi, perchè vi voglio bene. Cioè non per darvi l’opportunità di conoscermi – che spero vi importi il giusto, cioè poco meno di zero – ma perchè nel 7” uscito per Crank! ci trovate Hazel che assomiglia molto alla canzone emo perfetta. Sconvolgente è dire poco.
In pratica succede questo: ti trovi tra le mani ‘sto dischetto, copertina minimale con foto piccola e nome scritto a caratteri minuscoli – e se avete tra le mani qualche vinile di emo anni ‘90 capirete che non è un caso. Lo metti sul piatto, lato A, parte una chitarra che ti indica la retta via e dopo qualche secondo una voce acuta che stona un “after a while” tirando da morire quella i. E capite che è già amore. Poi la cosa va avanti per cinque minuti e mezzo con il giro di chitarra che si fa mozzafiato come fosse ripreso da Diary, un ritornello illuminante, un finale che vi fa cadere in ginocchio e scoppiare il lacrime
Se per caso una buona volta vi venisse in mente di girare il 7” per godervi anche il lato B – ma di che parlo che siete tutti là con soulseek che pompa a pieno regime? – scoprirete che non è affatto una pessima idea: Dartmouth è più compatta e tirata e vale senza dubbio l’ascolto, Overdrive, più giocata sugli intrecci di chitarra e su un nervosismo quasi isterico e represso, è ancora puro godimento
Seriamente, gente: se siete qua perchè vi piace l’emo-core anni ’90 questa è roba sopraffina
Non ci hanno il myspace ma una pioneristica pagina web il cui ultimo aggiornamento recita una data di quasi una decade addietro. Commovente
http://hem.passagen.se/farapart/
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Ecco, questo qua sopra sarebbe Jupiter Lander, mitologico videogame per Commodore 64 probabilmente passato alla storia per la sua insulsaggine. Eppure su sta faccenda di far atterrare con la massima dolcelzza la navicella si sfidavano orde di ragazzini del 1982 – che poi non si capisce bene perchè un astronauta ritardato debba atterrare in una specie di grotta spaziale. Comunque sia, se non capite lo spirito del gioco è perchè con tutta probabilità nei primi anni ’80 dovevate ancora inquinare il pianeta della vostra presenza – come il sottoscritto – e altrettanto probabilmente non conoscete la trilogia di Star Wars a memoria.
Tornando al 2008 c’è un’altra cosa che non si capisce: quale sia il sottile legame tra Jupiter Lander (il videogame) e Jupiter Lander (la band emo). Può essere anche che non ci sia, per dire. Più probabilmente c’è, ed ha pure la sua rilevanza, una sorta di corrispondenza metaforica tra il senso ultimo del gioco con l’anima musicale della band, una trasposizione da schermo digitale a note oniriche che io – non avendo le capacità critiche ed epistemologiche di un Carlo Pastore – faccio fatica a cogliere.
Ad occhio e croce però un buon dischetto emo lo dovrei sapere riconoscere – anche perchè se non la pensate così state perdendo un mucchio di tempo, puntate sull’url e andate dritti su rockit e leggete di gente che scrive di musica con cuore e culo – e il 7” dei Jupiter Lander dovrebbe esserlo anche perchè oramai se ne sono accorti un pò tutti ed è ora che ci svegliamo pure noi. Ovviamente emo anni ’90, fatto da inglesi di Leeds che vi assicuro è una bella garanzia, anche se non sembra – e infatti dentro ci trovate ex di mezza scena cittadina tra cui gli Yossarian Is Drowing. Urlano solo quando serve e lo fanno bene, ci mettono melodia quanto basta, ti accolgono con delle brevi intro strumentali che ti mandano subito fuori di testa. Sembrano tante cose diverse e alla fine quasi quasi originali. Che roba oh.
Ah, si sono sciolti lo scorso ottobre, ma su questo non c’erano dubbi
Qui ascoltate: www.myspace.com/jupiterlander
Qui giocate: http://www.universonline.it/_tempo_libero/giochi/azione/Jupiter_Lander.php
Mattia

