Malegoat: Plan Infiltration

 

Gli Algernon Cadwallader Giapponesi.

http://www.mediafire.com/download.php?3zzmz4mmgdo

http://www.myspace.com/malegoat/

SONS OF VESTA FEST V!

SONS OF VESTA FEST V

3 dicembre 2009 // arezzo // karemaski multi art lab // ore 22.30

DUMMO (perugia) postpunk agitato, indierock stralunato.
METROSCHIFTER (louisville, KY – u.s.a.) emorock degli anni d’oro. davvero. fanno piangere davvero.

4 dicembre 2009 // firenze // csa next emerson // ore 20.00

EVOLUTION SO FAR (genova) il rock fatto dai punk!
IL MALE (romagna) metallo nero, metallo della morte, crosta: musica oscura.
METROSCHIFTER (vedi sopra) per chi volesse bissare o non avesse potuto il gg prima.
SPETTRO (firenze) posthc all’italiana, rumoroso e incazzato, con membro di diserto. debut show!
UPON THE SEA (arezzo. cioè in realtà valdarno.) postrock, shoegaze, melodie e plin plin.
VULTURUM (como/milano) ignoranza con due batterie e una chitarra con gli ampli grossissimi!

5 dicembre 2009 // firenze // csa next emerson // ore 20.00

AUSSITOT MORT (caen – france) postrock un po’ screamo un po’ stoner, ultrabelli, presi male.
LOVE IN ELEVATOR (veneto) grunge post punk, gioventù sonica vecchia dentro.
MAGDALENE (pontedera) alt. rock
SUGARTOWN CABARET (normandie – france) emo/screamo alla francese, amanda woodward, alcatraz.
TIMBER RATTLE (brooklyn, NY – u.s.a.) duo stoner folk rock che dire malinconico è poco.

+ DJ SET // KRIMINAL HERTZ (arezzo)

oh my god elephant – st

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New faces: Oh My God Elephant, da San Francisco e Boston, esempio del classico gruppo che pur non facendo nulla di nuovo mi fa jizzare nelle mutande. Chitarre math, voce storta e froci q.b. Gente che s’è mangiata per parecchie mattine pane e Kinsella a colazione, ed è una cosa che i dottori dovrebbero raccomandare a tutti.
Ripeto, nulla di nuovo, non hanno nemmeno i classici nomi bislunghi da band mathy, ma nemmeno il solito gruppo screamo malaysiano che pompa sui blog.
Ora suonano a nome Rainbow Tornado e ovviamente hanno altri gruppi, come da tradizione.

gettalo: http://www.mediafire.com/?nzmnomhjt2z

lurkali: http://www.myspace.com/rainbowtornado

Arrows – Modern Art & Politics

Gruppo Australiano; BELLISSIMO.

Consigliato a tutti gli amanti dell’emo rock arpeggioso, ricorda moltissimo i Mineral e i Pop Unknown.

Sulla fiducia:

http://rapidshare.com/files/169136003/ARROWS_-_MODERN_ART_AND_POLITICS_-2008.rar

Sounds Like Violence – The Devil on Nobel Street

Quanto cazzo aspettavamo sto disco? Tanto. Finalmente é arrivato, il terzo di questo gruppo così sottovalutato (si dai, é vero). Ed é bellissimo: intenso, oscuro, rock’n'roll. Alcuni pezzi mettono i brividi, sia per l’atmosfera che per la cura con la quale i Sounds Like Violence trattano i loro strumenti, compresa la voce.

Capriole emozionanti di arpeggi e riffoni pregni di malessere, The Devil on Nobel Street trasuda ancor di più angoscia e rabbia che il precedente, With Blood on My Hands. Una produzione eccellente ma non troppo patinata aiuta a rendere ancora più corposo e ruvido questo lp, ovviamente con misura. Perché i SLV erano e sempre saranno, quel bellissimo ibridio fra punk, indie e rock che li ha portati fin qua.

Forse ci mettiamo lo zampino per un tour italiano. E dal vivo (ho avuto la fortuna di vederli) sono una BOMBA.

Amen.

Matteo

http://narod.ru/disk/11153170000/slv-tdons.rar.html

http://mclub.com.ua/images/alb/cover15213_110534.jpg

Cold Cave – Love Comes Close

Si, é probabilmente (?) la prima volta che parliamo anche di dischi come questo, dopo il mariachi. Però ormai é diventata la moda del momento, e noi non ci sottraiamo a seguire questa scia che ci porterà verso il successo planetario (la Universal ci vuole comprare) e i conti in banca di cifre stellari.

Shit-gaze, Dark-pop, Synth-pop, New-Wave. Tutte queste buffe definizioni potrebbero essere adatte al primo full-length dei Cold Cave, ultima creatura di Wes Eisold (ex-American Nightmare, Some Girls, XO Skeletons) ed anche quella che più si distacca dalle precedenti. A partire dal cantato, ovviamente, che cancella dal dizionario “urlare” e scrive al suo posto “scimmiottare i Depeche Mode” o ancora meglio, tutte quelle cose so 70’s che ora stanno tornando nel minestrone musicale del giorno come maggiori influenze (sia nel pop che nel punk a dire il vero). Rispetto ai dischi passati (ep, 7″) l’obiettivo di dare un suono omogeneo ed essere identificato veramente come album di debutto (a differenza della collection Cremations, che non ho apprezzato tantissimo) é ben raggiunto: dall’inizio alla fine c’é un filo conduttore che ne rende l’ascolto molto piacevole e incita ad eventuali bis.

Quello che troverete é abbastanza semplice, ed é il caso di “o lo ami o lo odi”:  dark pop elettronico condito da synth stagionati e soprattutto molte melodie che difficilmente una volta entrate nella vostra testa ne usciranno (come per esempio la stessa title track). I testi come sempre non deludono le aspettative e meritano un 10+, anche se ovviamente il nostro caro Wes si é dedicato a cose meno heartbreaking ma altrettanto introspettive e romantiche.

Tenendo un pò di mentalità aperta, secondo me é difficile che non piaccia. Possibile, ma non date per scontato che non siete clienti abituali di certe sonorità: se una cosa é fatta bene, é fatta bene.

Sentire:

www.myspace.com/coldcave

Tenere:

http://www.mediafire.com/?2mxzzjajwyd

Matteo

El Bronx – Mariachi El Bronx

Vi sareste mai immaginati che su questa “pagine” saremmo finiti a   parlare di musica messicana? Io no.  Il disco in questione é il debutto dei El Bronx, ovvero nient’altro che i The Bronx (uno dei miei gruppi preferiti in assoluto) travestiti da Mariachi .

Quando lessi per la prima volta di questa notizia rimasi leggermente sconvolto: un gruppo punk hardcore rocknroll, che finisce a comporre pezzi melodici con tanto di trombette, chitarra spagnola, guitarròn e via dicendo. Spiazzante, ma positivamente, il primo pezzo registrato dal vivo…e da lì un attesa interminabile, fino a questi giorni, all’uscita ufficiale (o ufficiosa, si troverà nei negozi dal 1 Settembre) di questa perla.

Probabilmente, anzi, sicuramente molti di voi storceranno il naso e saranno capaci di accusarmi dell’essere troppo fazioso quando si tratta di gruppi a me cari. C’è un pizzico di verità in tutto ciò – ma effetivamente non riesco a godere come un cavallo goloso durante queste canzoncine così coinvolgenti, melodiche e solari. D’altronde siamo in piena stagione estiva, e vi assicuro che andare al lavoro con questa roba nelle cuffie rende tutto un pò più divertente. Certo, da una parte mi fa morire dentro per non essere in spiaggia a mangiare chimichangas e burritos, ma non si può avere tutto dalla vita.

Il livello qualitativo dei pezzi é infinitamente alto, non é un debutto fatto così, alla leggera. Da quanto ho letto hanno addirittura tirato fuori di prigione un famoso Mariachi per suonare con loro ed assisterli nella produzione. Insomma parliamo dei The Bronx cazzo, uno di quei gruppi che non ha sbagliato una dannata virgola nella propria carriera (almeno fino ad ora). Dunque prima che finisco a dilungarmi in altre non-informazioni sul disco in sè vi prego di dargli una chance, e se non apprezzerete, bè,  siete tristi. In tutti i sensi.

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Adios,

Matteo

London >>> Twitter

Ho scoperto parlando con Adriano che sono troppo vecchio, rincoglionito e prolisso per scrivere qualcosa di sensato su Twitter. Sì, magari va bene per metterci un link, un commentino, qualche gag tra vecchi amici ma non si parla di musica in 160 caratteri. Allora ho aperto un file word, l’ho nominato “boh” e ho iniziato a scrivere. Non so di che, ma devo arrivare a 1600 caratteri, in un modo o nell’altro. Posso farcela, considerando che ho qui con me Adriano come consigliere speciale.
Adesso seriamente, parliamo di musica o almeno di cose che abbiano vagamente a che fare con la musica. Lo scorso weekend metà ebd – aka io e Matteo – è stata a Londra, fondamentalmente per vedere i Brand New e per fare sfrenato shopping musicale.
Il concerto è in una specie di teatro – ci sono i posti in piedi e quelli in platea, seduti. Noi abbiamo due posti seduti. E’ imbarazzante da dire, ma possiamo fornire scuse valide – però sono lunghe da spiegare, magari chiedete a Matteo. Insomma, l’inizio non è dei migliori e per di più ci perdiamo anche i Moneen. Poi inizia a suonare Kevin Devine ed è qualcosa di terrificante. A me Kevin è sempre stato simpatico, nel live di due anni fa aveva aveva pure fatto la cover di My Name Is Jonas che è sempre una bella cosa ma soprattutto tanti tanti anni fa suonava in quel fantastico gruppetto emo-pop-punk, i Miracle of ‘86, e aveva pure scritto una canzone spaziale – mi pare si chiamasse Surpise Me o qualcosa del genere – in cui tentava un acuto oltre le proprie possibilità e steccava clamorosamente e io ho sempre pensato che in quei due secondi stesse tutta l’essenza dell’emo. Ma appunto questo era tanti tanti anni fa, adesso Kevin Devin è un abile leccaculo che a forza di lubrificare l’ano di Jesse ha trovato il suo posticino, peccato faccia oggettivamente musica di merda, quaranta minuti di mid-tempo che non è triste, ne malinconica, ne depressa, ne romantica. Quaranta minuti di niente in cui ci siamo ingegnati su come scendere di sotto, davanti al palco. Dopo aver ricevuto almeno una quarantina di sguardi assassini dalla security non appena ci avviciniamo alla balaustra, decidiamo di aspettare per poi buttarci di sotto durante 70×7 e ci andiamo a fare una birra. Torniamo e quattro stronzi ci hanno preso i posti, ognuna delle due ragazze pesa più di me e Matteo messi insieme, decidiamo di lasciar perdere: ci sediamo sulle scale, non faccio nemmeno in tempo a finire la birra e arriva l’omino della security incazzato nero. Non possiamo stare là, ci porta giù. Life si wonderful.
Da qui in poi solo tante belle cose: bel concerto, belle canzoni, bell’atmosfera. Prima tre o quattro pezzi di Deja Entendu, poi tanti pezzi dell’ultimo disco, bis con tanto di 70×7 e via di lacrime. Nel mezzo un paio di pezzi nuovi, uno tendente al capolavoro. Forse è mancato il colpo di genio – come fecero con Welcome to Bankgok in chiusura al Give It A Name – però gran show, niente da dire. Poi se Jesse si togliesse il cappello da puffo una volta nella vita sarebbe ancora meglio.

Momenti da ricordare e persone da ringraziare:

- my brò
- il mistery bag da mezzo pound in cui ho trovato gli Steps
- la bionda due file davanti a noi, mezza nuda. E Matteo che si è accorto della sua presenza solo a fine concerto.
- Joe, il suo big party e la sua vodka. E le big girls al party di Joe.
- uscire sotto il diluvio londinese per far vedere chi ce l’ha più lungo e dopo cinque minuti rendersi conto che sta DAVVERO diluviando e tornare indietro.
- le orientali che piangono quando fanno sesso
- il russo che conferma che le orientali piangono quando fanno sesso
- Size? Yes
- l’italiano davanti a me alla cassa di Starbucks, 4.30 del mattino, aeroporto di Stansted. No, non puoi pagare con la Postepay e no, i due pounds e mezzo che hai tirato fuori ravanando in tasca non bastano per pagare tutta quella roba: levati dal cazzo e grazie per avermi ricordato il paese di merda in cui sto tornando.

Mattia

ebd and twitter down the street by the schoolyard

Siamo su twitter. D’ora in poi verranno postati i nostri updates automaticamente sul blog. Quindi leggerete se andremo al cesso etc etc.
Faremo mini recensioni, con i soliti upload, più notizie, più cazzate ed infine un podcast mensile dove ci sentirete parlare più a lungo dei dischi trattati, delle nostre fregnaccie etc.

Poi non dite che siamo sempre avanti. Ebd 5.0, la prima webzine su twitter.
http//twitter.com/ebdwebzine

Copparo summer days festival 2009

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Fine Before You Came @ Roma

Kill Rock Whores Presents:

FINE BEFORE YOU CAME

+

NE TRAVAILLEZ JAMAIS

+

SOUL OF THE CAVE

+

HEY!

@ MADS, VIA DEI SABELLI 2, ROMA – INGRESSO 6 EURO

PER INFO: MATTEO@EMOTIONALBREAKDOWN.COM – 3386811268

We Looked Like Giants – Demo

Oh, non si parlava di demo o gruppi emergenti su ste pagine da millenni! Sempre con sti nomi grossi, NOFX, Coldplay…

Visto che sto diventando sempre più vecchio e rincoglionito non mi dilungherò troppo in questa pseudo-recensione. Ma questo l’avevate anche già notato. La cosa molto positiva in questo particolare caso é che, diversamente da altri demo (e ne ho sentiti un bel pò in questi luuunghi anni) ho impiegato molto più tempo del solito per definire il genere e per pensare ai soliti gruppi da accostare e dire “certo-che-copiano-gli-xxx”. Diciamo che si notano le diverse provenienze musicali dei We Looked Like Giants, partendo dal pop-punk e finendo ad un post-hardcore tinto di vaghe sfumature grunge. Vabbè l’ho detto, e ora tutti si soffermeranno sull’ex-genere-di-moda degli anni ‘90, dal quale tutti (o quasi) sanno, che é partita la mia vita da appassionato di musica. Sticazzi. Così a caldo mi verrebbe da dire due nomi; Rival Schools e Texas Is The Reason - ma attenzione, non é un paragone bensì un vago discorso mentale-musicale che mi riporta a certe sonorità di questi quattro pezzi.

La produzione del disco é molto buona, e tecnicamente credo che con il dovuto spazio per molti miglioramenti, i WLLG hanno qualche buona carta da giocarsi nel futuro. Per ora si sente ancora un pò di acerbità negli arrangiamenti, ma é di certo molto più apprezzabile un risultato come questo che qualcosa che fosse una copia sputata dei soliti quattro nomi. C’è da lavorare un pò anche nel reparto voce, che a tratti presenta ancora qualche incertezza e mancanza di “aggressività” nell’imporsi come dovrebbe sui pezzi. Detto ciò va riconosciuto che alcuni stacchi melodici sono veramente ben costruiti e piacevoli – vedere la seconda metà di Sleeping Loft  – che ricorda un pò quello stile emo-rock-trasandato e arpeggioso caro alla zona del New Jersey. Buona anche la scelta di Silhouette Evanouissante che parte acustica (stavo per bocciarla subito, odio i demo che hanno sempre quel pezzo acustico piazzato là, apposta) e continua con un bel crescendo molto orecchiabile che non scade in banale.  Il post-hardcore trasuda un pò da Golden Square, il pezzo più tirato e roccioso dei quattro – ottime idee nel pezzo, compreso il ritornello – manca ancora però quel step successivo che raggiunge, a mio avviso, soltanto l’ultimo pezzo. Tomorrow In The Battle infatti mette un pò insieme tutte le caratteristiche dei WLLG, facendo lavorare bene insieme le melodie, la voce e quegli arrangiamenti/batteria un pò spigolos* che affascinano tanto questi ragazzi.

Come al solito dico che parlo poco e parlo tanto..vabbè ragazzi, dico solo Get Up Kids a Bologna il 30 Agosto.

Ciao dal vostro VJ preferito.

Sentire:

http://www.myspace.com/welookedlikegiantsmusic

Ascoltare:

http://www.megaupload.com/?d=7CEQRZTQ

Matteo

ho una dozzina di rose nella macchina ma non so dove sei

Perchè è un pezzone della madonna e la sto canticchiando da troppi giorni, ergo canticchiatela pure voi.

Davide

GERDA + A flower Kollapsed + Oh Mon Dieu! Roma, Sinister Noise

La neonata, anzi, neo-rinominata KILL ROCK WHORES é felice di presentarvi:

I Romani che non si presentano avranno sfighe per tutta la settimana!

Quando la nostalgia diventa malattia

Da queste parti abbiamo parlato spesso della nostra infinita nostalgia per gli anni ‘90. Ne abbiamo parlato soprattutto riferendoci ai mille mila gruppi emo di quel periodo, dai mostri sacri alle piccole perle dimenticate. Ma la verità è che per quasi tutti noi (il quasi è necessario per via di un elemento dall’infanzia infelice condita da grunge e hit mania dance in parti uguali) il finire degli anni ‘90, quelli vissuti in prima persona, sono solo e soltanto la scoperta del punk. I nostri anni ‘90 sono una capigliatura che attira un pò l’attenzione, sono quella spilla trasgressiva con una A cerchiata rossa, sono la prima volta in un centro sociale, sono le seghe mentali su come essere sempre più punk, sono la mamma che ti dice di abbassare quel casino che esce dallo stereo. E sono soprattutto Epitaph e le punk-o-rama fatte in casa perchè quelle vere qua a Padova non si trovavano (tranne la numero 3 che forse è pure la migliore).
Io, a dire la verità, ero un bambino un pò speciale (che sarebbe una dicitura tipo diversamente abile) e ho sempre evitato come la peste l’hc melodico: giuro di non aver mai ascoltato un disco dei NOFX o dei Lagwagon. O almeno non in tenerà età quando invece mi sciroppavo cose inennarabili tipo US Bombs e Dropkick Murphys - chissà come sono finito poi a diventare il fighetto con la camicia sempre stirata che sono adesso.
Il fatto è che dopo la folgorazione degli Offspring mi misi a spulciare un pò per la rete e non c’era nessun dubbio che i più punk in circolazione fossero i Rancid: la cresta di Lars e il chiodo di Tim erano oggettivamente imbattibili e questo mi bastava.
Ora, non voglio venirvi a prendere per il culo e dire che all’epoca in cui la mia massima ambizione era toccare le tette della Silvia ascoltavo i Rancid perchè erano bravi. Oppure perchè Matt Freeman è il miglior bassista che io abbia mai sentito o ancora per via del songwriting ricco di svariate influenze o altre pippe intellettuali di questo tipo. Però una cosa la voglio dire: ’sti quattro stronzi punkettoni hanno infinito più talento di tutta la merda che si ascoltano i ragazzini ribelli/incazzati/emerginati/depressi negli ultimi anni. Ma del tipo che Lars da solo sbaraglierebbe la concorrenza a X-Factor. E non ce l’ho con i ragazzini: probabilmente farei lo stesso nella loro situazione. Dico solo che gente con il talento dei Rancid non ce n’è e considerando che in teoria parliamo di un gruppo di cazzari con la cresta è abbastanza grave come cosa. O strana, almeno.
Seriamente, tolto il primo e l’ultimo non c’è un singolo album che in di tanto in tanto non mi riascolto volentieri, e non soltanto per motivi nostalgici (per dire, se mi fate ascoltare gli Us Bombs adesso mi rovinate la giornata).
Let’s Go è folgorante; And out come the wolves è storia; Life wont wait è spettacolo puro; l’omonimo del 2000 una scheggia impazzita che mi manda ancora fuori di testa.
E poi nascere a Berkeley in California ma con il cuore in Inghilterra è una cosa che mi ha sempre fatto impazzire. Essere punk – punk per davvero, cioè con una giacca in pelle e gli anfibi – dove c’è sempre il sole è diverso. Vale di più. Vuol dire essere doppiamente diversi, doppiamente emarginati, doppiamente incazzati.
Let the California fall in the fucking ocean.

Continuerei per altre due ore a parlare dei Rancid ma in realtà non è questo che volevo fare. Mi sono sono lasciato prendere. In realtà volevo solo dire che se oggi andassi in terza media non saprei davvero che musica ascoltare. Forse mi troverei ad esaltarmi per over quarantenni in pantaloncini che fanno le stesse cose da due decenni solamente sempre peggio. Magari mi comprerei pure i nuovi dischi dei Pulley, dei Not Fun At All, dei Nofx e se mi immagino in queste condizioni mi vengono i brividi.
Molto probabilmente, se fossi in terza media nel 2009, ascolterei della musica di merda e diventerei una persona di merda. Sì, ancora peggio.

p.s. – per quelli che hanno avuto un’infanzia come la mia e non se ne vergognano vi avverto che sta per uscire un nuovo disco dei Rancid. Qua www.myspace.com/rancid trovate anche un brano in anteprima. Quando siete soli e non vi vede nessuno cliccate e ascoltate che non è malaccio.